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mercoledì 11 aprile 2012

Facebook e la nuova Fan Page per aziende: le novità … e un difetto


I Social Network stanno privilegiando sempre più i contenuti visuali. Pinterest ne è, al momento, l’espressione massima, seguito da Instagram, Slideshare e Google+. Facebook quindi non poteva stare a guardare e la timeline che da qualche giorno è stata estesa a tutte le pagine aziendali ne è un chiaro esempio.
Facebook ci ha abituato a cambiamenti frequenti e ogni volta serve un po’ di tempo per riallineare abitudini. Questo cambiamento è però più profondo di quelli precedenti ma offre anche possibilità in più per la comunicazione aziendale. Vediamo come.

Partiamo dalle novità:



La Copertina: senza dubbio il segnale più visibile della virata visuale di facebook. Questo spazio di 851×315 pixel diventa la vetrina principale dell’azienda.






Foto del Profilo: questa non cambia rispetto a prima, eccetto che ora si trova riquadrata nel bordo inferiore della copertina. Per riempire questi 180×180 pixel il logo può essere una buona opzione, ma anche l’ultimo prodotto o il ritratto dell’imprenditore o del professionista. Ricordatevi però che la foto del profilo deve risultare leggibile anche quando viene utilizzata come miniatura (32×32 pixel) nei post. La novità è che la foto del profilo può diventare parte integrante dell’immagine di copertina, come in questo caso la stella della Mercedes.






Le Pietre Miliari o Traguardi: sono una delle novità più interessanti della nuova Fan Page e permettono di segnalare fatti importanti nella vita dell’azienda come il lancio di un nuovo prodotto, un’acquisizione, l’apertura di nuovi mercati. I Traguardi vengono creati dall’amministratore della pagina e vengono evidenziati attraverso un’immagine di 843×403 pixel, molto visibile quindi all’interno della timeline. Come vi si accede? dalla casella dello status cliccando sul bottone Traguardo e completando le informazioni contenute.






Notizie in Evidenza: anche questa è una importante novità perché permette di alterare il flusso dei messaggi. Passando sopra un messaggio è possibile fare del post una Notizia in Evidenza – ovvero viene pubblicato a tutta larghezza nella pagina aziché su una sola colonna – oppure, cliccando sull’icona della penna (Modifica), selezionare l’opzione “Mostra sempre in alto“. Per un tempo massimo di sette giorni il post, contrassegnato da un nastro, comparirà sempre come primo post della timeline, indipendentemente da quanti post più recenti siano stati caricati. In questo modo notizie rilevanti possono avere una vita maggiore di quanto possibile finora.


Priorità e App: sotto alla copertina, una stringa di icone permette di accedere direttamente alle informazioni che si desidera evidenziare. Il primo posto è sempre occupato dall’immagine relativa alle foto, ma le icone successive possono essere personalizzate. Questa caratteristica compensa in parte la perdita della possibilità di scegliere la pagina di arrivo di Facebook per i visitatori (pagina di benvenuto, bacheca, o altro).

Per esempio qui si possono evidenziare Eventi e Note, anche se con la nuova pagina FB è un po’ più difficile trovarle: nel Pannello di Amministrazione selezionate Gestisci e poi Modifica Pagina. Nella colonna a sinistra trovate Applicazioni e qui dentro Eventi, Note e molto altro. E’ però possibile anche caricare Applicazioni sviluppate ad hoc.


Messaggi personali: L’amministratore può abilitare la possibilità, da parte dei visitatori, di inviargli messaggi personali, permettendo così di instaurare conversazioni private con i propri utenti. E’ una caratteristica particolarmente utile qualora si voglia discutere argomenti sensibili (per esempio reclami) che non si vuole abbiano troppo risalto sulla Pagina Pubblica.

La nuova Fan Page presenta però, a mio avviso, un grosso difetto in termini di comunicazione, ovvero la netta separazione tra i contenuti prodotti dall’azienda (il Diario) e quelli prodotti dai Fan, che vengono riassunti nella finestra “Post di altri utenti” nella colonna di destra dei post. Questo limita fortemente la visibilità di conversazioni avviate fra l’azienda e i suoi utenti così come la visibilità di eventuali contenuti generati dai fan. In questo modo la nuova Fan page rischia di ridursi a una sorta di newsletter, interattiva sì, grazie allo spazio per i commenti, ma prevalentemente monodirezionale.
Come usare tutte le nuove funzionalità per potenziare la comunicazione della vostra azienda? La risposta nel prossimo post.

martedì 10 aprile 2012

Facebook compra Instagram: un passo in più verso la convergenza?


Poco più di una settimana fa, in un mio post, lanciavo come spunto di discussione la necessità di avviare i Social Network verso la convergenza, come antidoto alla proliferazione continua e alla conseguente frammentazione.
Ecco che ieri Facebook ha annunciato l’acquisto di Instagram per un miliardo di dollari. Perché questo acquisto? Certo i 30 milioni di utenti possono essere un motivo, ma probabilmente sono già tutti su Facebook.
Molto più importante potenziare le possibilità di Facebook dal punto di vista fotografico, soprattutto visto il successo di Pinterest. Già con la nuova timeline, Facebook ha dato una svolta decisa verso la valorizzazione dell’immagine, così come la possibilità di caricare foto in alta definizione e di vederle a tutto schermo.
Sulla carta l’acquisizione getta le basi per nuovi sviluppi e per integrare sempre più i software di fotoritocco nel processo di acquisizione e condivisione delle immagini. Un’esperienza migliore e più ricca. Ma anche la possibilità, forse neanche troppo remota, di integrare le funzionalità di Pinterest o di Flickr e altri SN similari nella grande corazzata del Faccialibro.
La corsa verso la convergenza …. e la guerra per la sopravvivenza dei Social Network è iniziata? Come risponderà Google?


Alessandro Santambrogio - Liquid

martedì 3 aprile 2012

Lettera aperta alla Fondazione Opera di Roma


Egr. Dr. De Martino,
le scrivo in qualità della sua carica di Sovrintendente della Fondazione Opera di Roma in relazione al bando relativo alla progettazione della nuova campagna di comunicazione.
Vorrei iniziare dagli aspetti positivi, ovvero dal fatto che, in linea con le esigenze attuali, il bando si riferisca a una campagna di comunicazione integrata che prevede il ricorso a un’ampia serie di discipline e strumenti. Inoltre il fatto che sia una gara aperta anche a livello internazionale può sicuramente aiutare a portare in Italia esperienze di comunicazione del settore Cultura diverse da quelle abitualmente applicate nel nostro Paese.
Confesso che, per questi motivi, avevo molte aspettative quando mi sono accinto alla lettura del bando. L’entusiasmo di partenza per un progetto così importante, si è rapidamente smorzato quando mi sono accorto che, al suo interno, non c’era alcuna informazione sugli obiettivi della Fondazione, sul target di riferimento, sui programmi del Teatro, sullo storico della comunicazione intrapresa, sui vincoli di budget e così via. Insomma, manca totalmente un brief che fornisca tutte le informazioni necessarie a progettare una campagna coerente ed efficace di comunicazione integrata in cui tutte le parti devono seguire un medesimo filo conduttore.
Senza queste basi come è possibile costruire un progetto che risponda alle reali esigenze della Fondazione che, detto per inciso, solo voi potete analizzare, stabilire e indicare? Quale speranza fondata esiste che le diverse parti del progetto si incastrino magicamente per costituire un unicum – quale deve essere la comunicazione integrata – anziché restare uno spezzatino?
Di cosa parlo? Provo a spiegarmi con una metafora. Se la Fondazione avesse scritto nello stesso modo il bando per l’acquisto di una nuova vettura di servizio, sarebbe suonato più o meno così:
“La Fondazione indice un concorso per l’acquisto di una nuova vettura: i costruttori di motori, scocche, componentistica meccanica, sellerie, strumentazione, ecc. sono invitati a sottoporre le loro proposte secondo le seguenti specifiche:
Scocca: dopo uno studio dell’attività della Fondazione il costruttore deve definire l’utilizzo che Fondazione intende fare della vettura, la sua capienza, il numero di posti e proporre una scocca idonea a soddisfare i requisiti
Motore: dopo avere definito l’evoluzione futura dei sistemi di propulsione per autovetture, definite le esigenze della Fondazione in termini di percorrenza annua della vettura, identificate l’alimentazione più corretta in base alle esigenze identificate, proponete la cilindrata del motore
Strumentazione: dopo avere definito le esigenze e le modalità di utilizzo della vettura, identificate la strumentazione necessaria e proponete anche aspetti evolutivi in chiave dei possibili sviluppi tecnologici
Sospensioni: dopo avere analizzato lo stato delle strade romane e italiane e tenendo conto dell’evoluzione futura della pavimentazione in conseguenza delle prossime elezioni amministrative in numerosi comuni, proponete la soluzione più adeguata”
e così via ….
Non avendo espresso a monte obiettivi ed esigenze della Fondazione relativi alla vettura necessaria, tutti i partecipanti invieranno la risposta al bando sulla base di pure ipotesi speculative, totalmente scollegate dalle effettive, reali esigenze, rispondendo sulla base della propria esperienza e visione di cosa debba avere una vettura.
Supponiamo , poi, di superare in scioltezza il primo scoglio, ovvero la valutazione delle proposte pervenute: mancando l’indicazione delle esigenze e degli obiettivi, manca anche la base oggettiva per discriminare in relazione alla maggiore o minore attinenza dei progetti. Passiamo quindi oltre e vediamo che auto potrebbe uscire.
La scocca prescelta è quella della Nuova Panda, perché è italiana, è simpatica, è understatement. Poiché si preferisce un auto briosa, la scelta del motore cade su un bel 12 cilindri BMW Turbo Diesel. Certo, appesantisce un po’ l’avantreno ma, dato che per ottemperare alle esigenze di austerity e taglio dei bilanci, verrà alimentato a GPL, magari col peso del serbatoio posteriore si bilancia un po’. Le portiere sono quelle della Mini, molto carine. Certo, sono solo due ma il problema non è poi così grave. Infatti, dato che in auto bisogna stare comodi, sono stati scelti i sedili della Q5, che dietro sporgono un po’ dalla scocca, quindi le porte posteriori non si sarebbero potute chiudere comunque. Per i pneumatici abbiamo deciso di approfittare di un’offerta di fine serie (si sa, anche il budget ha le sue esigenze ..) scegliendo quelli montati dal Cherokee. Si, sono un po’ grandi ma danno più stabilità. E poi con un paio di colpi ben assestati ai passaruota si riescono a fare entrare. Avremmo poi voluto un tetto vetrato, ma nelle proposte pervenute, nessuno ne ha fatto menzione, quindi non verrà installato. In ogni caso stiamo andando verso la bella stagione …
Lei comprerebbe una vettura realizzata in questo modo? Se la sua risposta è negativa mi chiedo allora: perché vuole farlo per la Comunicazione?
La ringrazio per l’attenzione e le invio i miei più cordiali saluti e auguri per la realizzazione della nuova campagna
Alessandro Santambrogio

lunedì 26 marzo 2012

Arriva Pinterest. Se ne sentiva la mancanza?


Da un paio di mesi il mondo del web è in fibrillazione per l’esplosione di Pinterest, l’ultima moda in fatto di Social Media. Cos’è Pinterest? Ricordate i vecchi pannelli di sughero su cui si appuntavano le foto con le puntine colorate? Ecco, pensate a una versione elettronica e avrete Pinterest.
Il successo di questo nuovo Social Network è nella sua rapida crescita (12 milioni di utenti nel mondo) e nel grande interesse che ha suscitato in grandi aziende che, a dire il vero, va oltre la reale portata attuale nei singoli territori. Nel frattempo Google+ supera i 150 milioni di utenti a inizio anno, ancora ben lontano dagli 800 milioni di Facebook ma, con il ritmo di 900.000 nuovi iscritti a settimana, sembra essere solo una questione di tempo, nonostante Facebook abbia reagito tempestivamente all’attacco.
La guerra dei numeri è fondamentale perché il valore di un Social Media è direttamente proporzionale soprattutto al numero di iscritti. Lo sa bene Zuckerberg che si prepara a passare all’incasso quotando in Borsa la sua creatura.
Ma in questa guerra continua che ruolo abbiamo noi utenti? O meglio, qual è il livello di sopportazione di presenza sui Social Network? In sostanza: si sentiva il bisogno di Google+, Pinterest e di tutti gli altri Social Media che arriveranno nel futuro?
Una prima risposta arriva proprio da Google+. Nonostante i suoi numeri siano in crescita, pare – ma non ci sono ovviamente cifre ufficiali rilasciate da Mountain View – che il numero di utenti effettivamente attivi sia considerevolmente più basso. Si sussurra anche del 60%. In sostanza ci si iscrive un po’ per curiosità, un po’ per rispondere agli inviti ma poi si resta fedeli ai SN più “antichi”.
Siamo quasi vicini al punto di non ritorno? Alla saturazione da SN? Beh, se devo guardare me stesso e il mio gruppo di amici direi di si: Facebook, Linkedin, Twitter e Foursquare …. il tempo di aggiungere anche Google+ o Pinterest manca, anche se, lo confesso, ho fatto il compitino e aperto i miei account.
Quindi perché questa frenesia per ogni nuovo Social Network che apre? Proviamo a fare un passo indietro e a chiederci a cosa servono i SN? Se la risposta è “a stare in contatto con le persone che mi interessano e a conoscerne di nuove” probabilmente i giochi ormai sono fatti. Facebook collega già la gran parte della popolazione mondiale attiva su un computer e ogni altro nuovo SN conterrà quasi sicuramente utenti già presenti anche su FB. Certo, ogni Social Network ha la propria peculiarità, il proprio linguaggio, un parco di fan agguerritissimi. Pinterest fa cose diverse da Facebook o da Flickr, Twitter permette di seguire persone che probabilmente non sarebbero mai tue amiche su Facebook e così via.
Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare, ovvero la convergenza tra i Social Media. Oggi con un singolo click è possibile postare contemporaneamente la stessa informazione su (quasi) tutti i Social Network a cui si è iscritti. Linkedin integra Twitter e Facebook, Foursquare. I tweet possono essere automaticamente condivisi su Facebook e viceversa. Contenuti e linguaggi si stanno quindi uniformando con il risultato che l’identità specifica di un Social Network, legata alle modalità di comunicazione si stempera e si perde. La naturale pigrizia umana tende a squagliare i contenuti in una marmellata omogenea distribuita su tutti i canali disponibili. Ma anche ad aumentare il sovraccarico di informazioni.
La tendenza alla convergenza sembra ormai consolidata, tanto che ai singoli bottoni legati a ogni Social Network si affianca ormai quello della condivisione multipla. E credo che a tutti noi stia capitando sempre più di ricevere aggiornamenti di stato identici su più canali, soprattutto ora che la mobilità moltiplica le occasioni.
Dove ci porterà tutto questo? Solo cinque anni fa giravamo con un cellulare, un navigatore, un palmare, un riproduttore di musica. La convergenza delle tecnologie ha permesso di concentrare tutto questo in un unico terminale. La guerra dei Social Network sarà decisa dalla pigrizia umana – o dalla voglia di fare altro rispetto ad aggiornare status – e arriveremo a un unico Super Social Network che conterrà tutte le funzioni? E sarà una perdita o una maggiore comodità? La storia della tecnologia insegna che non è sempre la soluzione migliore a imporsi: il VHS ha vinto sul Betmax grazie soprattutto alle dimensioni e al costo minori; tutti noi abbiamo la nostra scorta di mp3 che, qualitativamente, è forse peggio delle vecchie cassette C90. Succederà lo stesso anche per i Social Network?
La storia è appena iniziata. Chissà se andrà a finire così …


mercoledì 8 febbraio 2012

Essere Comunicazione: come i Social Media cambiano lo sport




Molto si è parlato dell’esplosione dell’utilizzo dei Social Media durante l’ultimo Superbowl. I risultati di condivisione sono stati sorprendenti e indice di un trend in fortissima crescita. Ma i Social Media stanno anche cambiando radicalmente il modo con cui le aziende comunicano – almeno le poche che hanno iniziato a utilizzarli in modo corretto – permettendo accesso istantaneo alle persone chiave e più rappresentative, ma anche trasformando in altrettanti ambassador tutti i dipendenti.

In un mio post del 10 gennaio su questo blog avevo già parlato della differenza fondamentale tra “fare comunicazione” – lo schema tradizionale in cui a una funzione aziendale viene delegata la creazione e la gestione del flusso di comunicazione – e “essere comunicazione” – in cui la convergenza tra comunicazione esterna e interna trasforma l’intera organizzazione in produttrice e creatrice di contenuti. I New York Giants, la squadra vincitrice, sono un buon esempio di questo approccio, potenziato e permesso proprio dai canali digitali, nessuno escluso. Quando domenica scorsa i Giants hanno affrontato i Patriots nello stadio di Indianapolis, a distanza di soli quattro anni dall’ultima finale in cui si erano affrontati, il mondo della comunicazione era cambiato radicalmente: nel 2008 Twitter era appena nato, Facebook aveva “appena” 100 milioni di utenti e l’idea di Google+ era ben lontana dalla mente di Larry Page. Oggi Facebook conta più di 850 milioni di utenti, Twitter sta diventando un metamedia che unisce sport e media tradizionali, Google+ ha sfondato il muro dei 100 milioni di utenti e YouTube è diventato la risorsa standard per ricercare e condividere videonotizie. Sam Laird, in un articolo apparso su mashable.com, ci fa scoprire come i Giants, una delle squadre più avanti nell’utilizzo dei cosiddetti new media, abbiano trasformato la loro strategia di comunicazione abbattendo tutte le barriere tra i fan e la squadra.


Il Superbowl è stato utilizzato come un potente veicolo di condivisione e affiliazione sui Social Network: un bottone inserito nel sito della squadra prima del SuperBowl ha permesso di seguire su Twitter più di una dozzina di giocatori, con un solo click; nei giorni precedenti il match, un giocatore ha seguito la squadra riprendendo un insolito dietro le quinte, ma 10.000 nuovi fan di Facebook hanno dovuto cliccare sul fatidico Like prima di potere accedere al contenuto. Il martedì precedente la squadra ha organizzato una Social Media Night, durante la quale alcuni giocatori hanno partecipato a un webcast in diretta con i propri fan, mentre altri quattro giocatori hanno creato altrettanti Hangout su Google+, ciascuno con cinque fan scelti tra le proprie cerchie. C’è stato chi ha chiesto agli atleti cosa mangiavano prima di entrare in campo e chi invece cosa passasse nella loro testa prima di un momento così speciale. Ogni domanda, e ogni risposta, hanno però creato un momento di condivisione intimo e profondo con i giocatori e la squadra impensabile fino a una manciata di anni fa.


Dopo la vittoria il sito dei Giants permette di scaricare badge per Twitter e Facebook e, ovviamente, di acquistare il merchandising ufficiale e contiene molto materiale video da condividere con interviste ai giocatori e all’allenatore e l’invito alla parata celebrativa.


Tutta la squadra, dal quarterback stellare Eli Manning fino ai giocatori meno conosciuti diventa così un unico strumento di comunicazione che ingaggia i fan nei territori più diversi con l’unico obiettivo di trasmettere e ravvivare la passione per i Giants. Ogni evento diventa un’occasione di incontro e condivisione. Ogni incontro una possibile conversione in acquisto di biglietti o merchandising – perchè, alla fine, anche qui quello che conta è il business. Tante voci, tante sfumature ma un solo messaggio sintonico: Go Giants!


martedì 7 febbraio 2012

TV e Social Media: arriva la social TV


In Italia era già successo con lo show di Fiorello, che aveva registrato record di traffico sui Social Media, soprattutto Twitter, complice anche il gran numero di follower del conduttore. Un fenomeno noto ai frequentatori dei Social Media ma ancora non tracciato dai media tradizionali: nell’era dell’always on le persone non si separano dallo smartphone o dal Pc nemmeno davanti al programma preferito e condividono in diretta avvenimenti, commenti e sensazioni.


Il Superbowl di domenica scorsa ha definitivamente segnato la svolta portando la televisione nell’era della diretta condivisa o, meglio, della social TV. Oltre 12 milioni di messaggi s facebook e Twitter hanno accompagnato lo svolgimento del più mediatico tra gli eventi sportivi dopo le Olimpiadi, con picchi record di più di 10.000 tweet al secondo negli ultimi tre minuti e, addirittura, oltre 12.000 alla fine dell’incontro. Il totale di 12 milioni di messaggi (o 15 milioni secondo altre rilevazioni) rappresenta una crescita del 600% rispetto al Superbowl dell’anno scorso e il doppio del picco di traffico al secondo di quelli inviati in occasione della morte di Bin Laden e più dei 6.000 tweet al secondo che hanno accompagnato Steve Jobs nell’ultimo viaggio.

Sorpresa nella sorpresa, il momento più twittato? L’ultima meta? No, lo show di Madonna con picchi di 14.000 tweet al secondo.
Il tutto mentre l’audience televisiva è rimasta stabile. Cos è successo? C’è più gente sui Social Media o più persone che guardano la TV senza spegnere i Social Media? Sicuramente un mix delle due cause ma, soprattutto, un cambiamento di abitudini che sposta la bilancia verso il secondo motivo.
Fino a un paio di anni fa se si voleva commentare la partita con gli amici o la si guardava insieme oppure si aspettava il giorno dopo. Oggi tutto questo avviene in diretta. Mentre si svolge il gioco si commentano i touch down e le decisioni arbitrali. Ma anche gli spot pubblicitari del Superbowl, veri e propri eventi di comunicazione trasmessi una sola volta.


E’ cominciata l’era della Social TV, Il secondo schermo che affianca sempre più il primo.



Quanto reggerà il record? Le Olimpiadi di quest’anno si preparano a batterlo e a diventare le prime Social Olympics della storia.

lunedì 6 febbraio 2012

QR Code e Social Media? Ignorati dai consumatori


Sono i risultati di una ricerca statunitense pubblicata recentemente da Marketing Daily che ha analizzato il comportamento di 1.200 consumatori e ha trovato che il ruolo dei Social Media o di tecnologie come i QR Code non riveste l’importanza attesa.
Secondo Brian Cohen, che ha condotto la ricerca “i Social Media sono un ottimo strumento per ingaggiare il consumatore e per farli diventare ambasciatori della marca. Ma una volta che si è deciso di acquistare, i consumatori non vanno più su facebook o sui blog”. Diventano infatti molto più interessanti i siti con le recensioni di prodotto o quelli che comprano i prezzi o, addirittura, il sito aziendale o Google.
Allo stesso modo anche l’impatto dei QR Code sui consumatori è notevolmente calato. Perché? Innanzitutto, nonostante la grande diffusione degli smartphone, una grande fetta della popolazione ancora non li possiede e si sente quindi automaticamente esclusa dalla comunicazione. E tra chi li possiede molti trovano complessa la procedura per usufruire del QR Code. E quando, finalmente, si arriva al magico contenuto … la maggior parte delle volte è noioso o ininfluente per il consumatore.
Quindi? tutto da rifare? Non credo, anzi i risultati della ricerca sottolineano una volta di più una pietra angolare della comunicazione digitale: la tecnologia non può ovviare alla mancanza di contenuti. O meglio, senza contenuti di interesse da veicolare ai consumatori, le cosiddette “technicalities”, per quanto avanzate, fanno flop.
Quello che la ricerca fa emergere è, una volta di più, l’inesistenza della killer application o del killer media, ovvero quella tecnologia o quel canale che, da solo, permette magicamente di raggiungere gli obiettivi.
Ogni azienda deve ormai essere in grado di presidiare tutta la filiera, offline e online in modo coerente e integrato. Se manca un pezzo il puzzle resta incompleto e la comunicazione perde di efficacia. Se una corretta strategia sui Social Media non è abbinata, per esempio, a una strategia di affiliazione o alla presenza nei comparatori di prezzo, il risultato – nella stragrande maggioranza dei casi rappresentato dalla vendita del prodotto – può venire compromesso.
Pensare la comunicazione a compartimenti stagni, senza una regia più ampia, sarà quindi sempre più inefficace e perdente.
L’altro aspetto riguarda le tecnologie e le mode. L’introduzione e l’utilizzo del QR Code – come prima quello dei Social Media, o degli eventi, o dei siti ripieni di effetti speciali in flash – è stato spesso guidato da un’infatuazione tecnologica. Il solo fatto di introdurre nella comunicazione un elemento nuovo e innovativo doveva garantirne il successo.
Non è così. L’innovazione tecnologica è e sarà sempre un mero strumento. In rete – come nel mondo reale – i consumatori non sono interessati alla tecnologia in sè, bensì a quello che la tecnologia permette loro di fare. Ecco quindi che bisogna partire dalla centralità del consumatore e dalla conoscenza dei suoi interessi – che spesso non sono gli interessi dell’azienda, o meglio, hanno una diversa espressione – e identificare una strategia di comunicazione che faccia si che la nuova tecnologia sia in grado di soddisfare le esigenze del consumatore.
Questo vale anche per i QR Code e i contenuti a cui permettono l’accesso. Certo, in molti casi vale ancora il beneficio immediato “mi fa risparmiare soldi” o “mi fa risparmiare tempo” ma, a seconda dei casi, si può pensare ampio: se il QR Code sulla pubblicità di un genere alimentare fornisse una ricetta invece di un buono sconto?
Quindi nessun allarmismo: se la ricerca dice che Social Media o QR Code non hanno l’influenza attesa sui consumatori non fa altro che ribadire vecchie – ma tuttora poco applicate – regole della comunicazione. E come sempre, per andare avanti, non bisogna mai dimenticarsi di guardare anche indietro.


mercoledì 1 febbraio 2012

FACEBOOK :NUOVI INSIGHTS PER LE AZIENDE


Per monitorare i risultati ottenuti dalla vostra fan page aziendale, Facebook mette a disposizione delle aziende Facebook Insights: uno strumento di analisi che consente di verificare le performance della propria pagina Facebook in base  alle  interazioni dei vostri fan.
Di recente però facebook ha aggiunto nuovi tool a servizio delle aziende per analizzare meglio l’andamento del proprio brand sulla piattaforma social più importante del momento.
I cambiamenti, sono stati fatti sia da un punto di vista estetico/funzionale che a livello di monitoraggio delle attività che si verificano all’interno della vostra fan page.
La prima novità come si vede da questa immagine sono questi 4 parametri posti nella parte superiore della prima pagina delle vostre Insights, che ci permette di capire subito quali sono le prestazioni generali della vostra fan page.

Un’altro tool molto interessante che arricchisce la nuova versione di facebook insights è quello che mostra i contenuti con più interazioni tra gli utenti che aiutano a capire meglio cosa funziona e cosa non funziona sulla vostra pagina in modo da migliorare in corso d’opera la strategia social della vostra azienda rendendola così più efficace.




Altra cosa interessante è la possibilità di quantificare la “potenza virale” dei vostri fan ovvero si può sapere quanti amici hanno quei fan che commentano o condividono un post della vostra fan page.
Poi possiamo monitorare il numero di persone che parlano della nostra pagina – cioè gli utenti che hanno contribuito alla diffusione della pagina con la creazione di una notizia – inoltre si può  verificare  il numero di persone che ha visualizzato i contenuti relativi alla fan page nell’ultima settimana. Ma c’è di più, oltre a quantificare i post cliccati, si possono ottenere anche dei dati di sintesi anagrafici e geografici,in modo da avere un quadro ancor più completo di chi raggiungiamo e potremo  raggiungere in futuro con la vostra pagina.
Infine cliccando sul singolo post, è possibile visualizzare tutte le azioni che esso ha generato, anche se si tratta di azioni negative come ad esempio se il post è stato nascosto oppure nel caso abbia generato commenti negativi da parte dei fan.




Otino La Palombara
Copywriter & Digital Pr




martedì 31 gennaio 2012

La paranoia uccide le conversazioni. Ma la mancanza di conversazioni uccide le aziende


Sembra scritto oggi, anzi domani, tenendo conto di quante aziende debbano ancora comprendere come e perché sia importante costruire una relazione con i propri clienti. Ma anche con i propri dipendenti.
E invece era il 1999 quando un piccolo drappello di comunicatori – Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger – redasse il Cluetrain Manifesto, composto da 95 tesi sulla falsariga del manifesto di Martin Lutero che diede avvio alla Riforma, destinato a diventare uno dei documenti fondanti del web.
Già … sono passati tredici anni da quel manifesto, scritto agli albori dell’era internettiana, ma così visionario da essere ancora oggi attuale, anzi, ancora visionario e, forse, futuribile, magari più di quei romanzi di Philip K. Dick che, più o meno, si sono però avverati.
Ma cosa diceva nel 1999 di così visionario questo manifesto? Innanzitutto si apriva con una dichiarazione: “I mercati interconnessi in rete cominciano a organizzarsi da soli molto più rapidamente delle aziende che tradizionalmente li rifornivano. Grazie al web i mercati diventano più informati, più intelligenti e più esigenti rispetto alle qualità che, invece, mancano alla maggior parte delle aziende”.
E poi, via con le tesi.

Tesi 2: I mercati sono fatti di esseri umani, non di settori demografici

Tesi 7: Gli hyperlink sovvertono la gerarchia

Tesi 12: Non ci sono segreti. I mercati in rete conoscono i prodotti meglio delle stesse aziende. E se una cosa è buona o cattiva, lo dicono comunque a tutti.

Tesi 14: Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni. Quando parlano al loro pubblico online, la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
Profezie, queste, che si sono avverate. Oggi nel marketing trionfa l’individuo (anche se non tutte le aziende hanno compreso esattamente cosa voglia dire) e i Social Network hanno ampiamente superato in credibilità la comunicazione aziendale ufficiale, che spesso continua a parlare con una voce vuota e piatta.
Ma oltre alle profezie ci sono anche giudizi graffianti sull’atteggiamento delle aziende:

Tesi 21: Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di trovare un po’ di senso dell’umorismo.

Tesi 23: Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere una posizione. Idealmente, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
o visioni profetiche sui nuovi rapporti di forza tra consumatori e aziende:

Tesi 30: La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fedele, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i mercati intelligenti sono in grado di rinegoziare la relazione con enorme rapidità.
e l’anticipazione del ruolo sociale delle aziende:
Tesi 34: Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della propria comunità.

Tesi 35: Ma prima, devono appartenere a una comunità.
Dove il Manifesto sembra essere più lontano dal raggiungimento degli obiettivi è dove le tesi lanciano uno sguardo all’interno delle organizzazioni:

Tesi 42: Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, direttive aziendali, obiettivi di profitto.
Tesi 45: Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da individui convinti e motivati che cooperano per costruire qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.

Tesi 50: Oggi, l’organigramma è fatto di connessioni, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza reale vince su quello per l’autorità astratta.
E se oggi il contrasto fra le modalità di gestione tra la comunicazione esterna e interna da parte della maggior parte delle aziende diventa sempre più stridente e la leadership si svuota del proprio ruolo, è proprio la capacità delle aziende a guardarsi dentro e ad adattarsi ai nuovi scenari che appare in tutta la sua sconvolgente lentezza e anacronismo. Nella sua incapacità di tessere conversazioni anziché connettere per creare storie.
Nel 1999 il Manifesto anticipava anche tutto il fenomeno della co-generazione e del crowdsourcing, che avrebbe iniziato a diventare realtà solo un decennio dopo:

Tesi 64: Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.

Tesi 76: Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
L’ultima parte è molto centrata su quello che, in un altro post, ho chiamato “Essere Comunicazione”:

Tesi 83: Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.

Tesi 85: Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, potrebbero essere anche loro tra le persone a cui ci rivolgiamo.

Tesi 86: Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
La chiusura delle tesi è quasi profetica in merito alla convergenza tra comunicazione esterna e interna;

Tesi 93: Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni oggi sembrano il Muro di Berlino, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe i lati per abbatterli.

Tesi 95: Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.
Sono passati tredici anni dalla nascita del Manifesto. Il tempo per il mercato si è mosso alla velocità del web. Ma per molte aziende ha continuato a muoversi con la velocità delle lancette. Alcune di loro, anche grandi e potenti, si sono estinte o sono sull’orlo del baratro. Per altre c’è ancora tempo. A patto che sappiano leggere ciò che arriva dal passato per capire il futuro.


martedì 24 gennaio 2012

COME ANDRANNO I NOSTRI TITOLI IN BORSA?CHIEDILO A TWITTER…


E se le indicazioni migliori per effettuare i movimenti di Borsa arrivassero direttamente dai social media? L'interrogativo, nasce spontaneo dopo un articolo pubblicato qualche giorno fa sul sito che si occupa di Business della Bloomberg , che illustra come   una società specializzata in web analysis di San Francisco -la TopsyLabs –  abbia previsto attraverso l’attenta analisi dei post scritti dalla Netflix  (il gigante americano dei servizi di noleggio di Dvd online)nel luglio 2011 su twitter un crollo imminente delle azioni della società a Wall Street(che poi è realmente avvenuto nel autunno dello stesso anno)   in seguito alla decisione di dividere in due settori l’azienda.
Tale scoperta è divenuta poi un vero e proprio servizio che Topsy ha deciso di proporre ai suoi clienti con lo scopo di aiutare gli investitori a valutare nel breve-medio termine gli andamenti dei titoli in loro possesso.
L’obiettivo dell’azienda di San Francisco è di rendere fruibile a pieno regime questo servizio entro la fine del 2012 grazie anche ad un accordo siglato con Twitter che le permette di accedere integralmente ai post di tutti gli utenti registrati nella piattaforma.
Staremo a vedere cosa succederà anche perché se fossi in Topsy un’occhiatina ai post pubblicati su Facebook  gliela darei che ne dite?

Fonte :ilsole24ore.com

Otino La Palombara
Copywriter e Digital Pr

martedì 17 gennaio 2012

QUANDO IL TELELAVORO DIVENTA SOCIAL…


Lavorare a distanza è ormai entrato a pieno titolo tra le modalità di lavoro che un’azienda può utilizzare,tant’è che viene utilizzato a livello mondiale.
Tra i principali strumenti che di solito vengono utilizzati per chi lavora a distanza via web ci sono, oltre alle classiche e-mail:Google docs, Drop Box, Skype, e i gruppi Facebook.
Negli anni queste piattaforme si sono affinate, includendo sempre nuove applicazioni e permettendo una condivisione pressoché totale di tutti i tipi di contenuti digitali. Anche il proprio schermo, con Skype.
Ognuno ha però mantenuto la sua identità specifica. Su Google doc si condividono, editano e integrano tutti i software del pacchetto office; con Dropbox si trasferiscono file di grandi dimensioni; con Skype si parla e si trasferiscono documenti poco pesanti; con i gruppi Facebook si condividono update in tempo reale e si aprono discussioni, dibattiti e thread.
Questa varietà di “core business” ha determinato una conseguenza importante per il telelavoratore digitalizzato ovvero  creare una sorta di  piattoforma  multitasking per sfruttare al meglio questi strumenti.
Quindi facendo una sintesi sull’utilità di questi strumenti si può dire che questi software danno la possibilità di accedere ai propri documenti, file e programmi da ovunque nel mondo, riuscendo anche a condividerli in tempo reale, ed in alcuni casi anche a co-costruirli insieme ai propri colleghi in real time.
Questa ampia introduzione per dirvi che-trattandosi di strumenti utilizzati nel web-da qualche mese è entrato in funzione un nuovo strumento più evoluto rispetto ai precedenti il suo nome è  Podio nato in Danimarca, ha già attirato l’attenzione delle grandi aziende come Twitter, BMW e Subway utilizzandolo per la gestione di progetti e dipendenti diventando così testimonial d’eccezione di questo nuovo strumento.
Le caratteristiche di Podio che hanno decretato il suo successo sono state la possibilità di:costruire team di lavoro, condividere documenti, lavorare su un progetto comune, creare un calendario con deadline e appuntamenti, iniziare e partecipare a discussioni e thread, creare e utilizzare app e utilities specificamente pensate per il mondo del lavoro e customizzabili ad hoc secondo le esigenze di ogni singolo utente.Inoltre sempre in tema di personalizzazione la piattaforma permette di creare dei profili personali simili a Linkedin e di accedervi tramite Pc e cellulari(per ora su Iphone ed Android) in modo da sfruttare e condividere al meglio i strumenti messi a disposizione da Podio.
Ad ulteriore conferma degli ottimi risultati che sta avendo questa piattaforma i suoi creatori stanno girando per il mondo per dei workshop dimostrativi,tra le città visitate c’è stata anche Milano.
Tra i competitor di Podio vi voglio segnalare una start up tutta italiana che si chiama Young Managers Go Up che vuole essere per gli utenti che lo utilizzeranno uno strumento online a metà tra un social network, una piattaforma digitale e una community, in modo da creare dei mini gruppi di lavoro per fare brainstorming e condividere idee e progetti, con l’obiettivo di innanzitutto costituire una rete di giovani talenti del marketing e del web (dopotutto il progetto è partito da Riccardo Pozzoli, il piccolo genietto del 2.0 dietro all’enorme fortuna del blog The Blonde Salad).
Quindi che dire….buon telelavoro 2.0!!!

Fonte:youngdigitallab.com

OTINO LA PALOMBARA
Copywriter & Digital Pr

giovedì 12 gennaio 2012

I GRANDI SUCCESSI TECH & WEB DEL 2011!


Il 2011 non è stato un buon anno per quelle aziende che hanno deciso di dare poca importanza ai new media e alle nuove frontiere della tecnologia.
Abbiamo visto nascere società che hanno rivoluzionato completamente l’industria della fotocamera, le modalità di effettuare i pagamenti, il modo di comunicare e di trovare fondi per le proprie start-up.
Queste novità visti i risultati dei sondaggi effettuati tra novembre e dicembre 2011 hanno ricevuto un  gran consenso tra i consumatori, anche se come ogni cosa che è nuova ha dovuto affrontare delle barriere in entrata da parte di quelle aziende già presenti sul mercato e che cercano di difendere la loro quota di mercato.
Ecco nello specifico alcuni dei servizi innovativi che hanno riscosso più successo nel 2011:

1. FOTOCAMERE: La “mela” che avanza
L’iPhone 4 è la fotocamera più popolare su Flickr, e l’iPhone 4S è già al secondo posto fra icamera phone. Anche se l’iPhone 4 avesse la metà dello share, supererebbe un sacco di fotocamere point-and-shoot visto le sue caratteristiche tecniche ed il gran successo che sta avendo tra i consumer.
2. FUNDRAISING: i tradizionali round di finanziamento stanno scomparendo
Fred Wilson, un notissimo venture capitalist di New York, ha una grande ammirazione per Kickstarter, perché proprio grazie a questo nuovo servizio che  è riuscito a raccogliere soldi per aumetare il business della sua azienda riuscendo ad ottenere  liquidità per oltre 250.000 dollari.
Quindi fondamentalmente Kickstarter visti questi numeri rappresenta  sicuramente un ottimo strumento per lanciare un nuovo prodotto o servizio, fornendo agli imprenditori la liquidità necessaria senza dover rinunciare a quote della loro azienda. Questo perché si rivolge ad un pubblico di enthusiast(manager già presenti in altre aziende), e non di venture capitalist.
3. COLLABORAZIONE: anche le grandi aziende sono saltate sul carro della “social collaboration”
Facebook ha cambiato completamente il modo di comunicare tant’è che stanno prendendo sempre più piede anche nei business plan  delle grandi aziende statunitensi attraverso startup come Yammer, Huddle e Salesforce Chatter.
Un esempio per tutti è stato il valore di mercato attribuito a Box.net che ha superato i 500 milioni di dollari grazie a tutto il buzz generato dall’aggiunta di componenti social alle applicazioni di collaborazione aziendale.
Colossi come Microsoft, Cisco e Oracle sono rimasti al palo, e ora stanno cercando in tutti i modi di colmare il gap con le aziende social oriented  per evitare che i loro clienti fuggano in massa verso queste nuove startup.



4. PAGAMENTI: è arrivato il momento di buttare la carta di credito
Altro Servizi nato nel 2011 è stato Dwolla che permette di collegarsi  direttamente al vostro conto corrente per gestire i pagamenti, invece di utilizzare la “classica” carta di credito.
Square invece ha rilasciato un’applicazione che consente di pagare qualsiasi cosa, senza letteralmente toccare nulla. Bisogna  solo impostare la propria  Card Case sul proprio telefono ed una volta che si va a pagare il prodotto basta che il negozio sia affiliato a Square e la transazione avverrà  automaticamente (basta dire il tuo nome alla cassiera).

Fonte:blog.tagliaerbe.com


OTINO LA PALOMBARA

Copywriter & Digital Pr
Dati registrati dal 15/04/2011