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giovedì 26 gennaio 2012

Quando la leadership fa crack. Le storie di Nokia e Kodak


In un mio post precedente ho parlato di come gli attuali modelli di leadership si stiano mostrando inadatti a confrontarsi con una realtà sempre più complessa e rapidamente in evoluzione. Vorrei citare due casi, a mio avviso, esemplari di come due aziende leader nel proprio settore abbiano saputo anticipare i tempi al loro interno, ma la leadership del tempo abbia affossato le innovazioni non avendo saputo comprendere appieno dove il mercato stava andando.
Il primo caso è quello di Nokia che, attraverso una storia emblematica, in pochi anni è passato da leader mondiale della telefonia a una lotta strenua con quote di mercato in costante riduzione. Eppure per anni il management di Nokia aveva visto avanti. Lo aveva fatto quando, negli Anni Novanta, aveva trasformato una fabbrica di stivali di gomma, maschere antigas e cavi elettrici in un’azienda telco. Lo aveva fatto quando, nel 1997, aveva avviato il programma che avrebbe portato alla nascita del Communicator, il primo dispositivo che integrava il telefono con l’organizer.
E l’azienda aveva continuato a guardare avanti quando nel 2006 aveva sviluppato il primo telefono con touch screen e aveva anche ipotizzato la nascita di uno store online per vendere applicazioni. Vi ricorda qualcosa?
Eppure qui il meccanismo si inceppa. Il management, che fino ad allora aveva saputo guardare avanti, non ascolta i suggerimenti del dipartimento ricerca&sviluppo, non approfondisce e si culla sugli allori di una quota di mercato. In una parola non riconosce l’opportunità perché rifiuta di abbandonare gli schemi mentali costruiti in anni di successi, avuti proprio grazie a un’innovazione costante e anticipatrice.
Il resto è storia nota: nel 2007 Apple lancia l’iphone e, poco dopo, l’App Store, e da lì Nokia inizia a perdere quote di mercato e, fatto ancora più grave, l’immagine di innovatore e consumer friendly.
Perché tutto questo? con il successo l’azienda iniziò a essere governata in modo crescente da businessman, persone con estrazione finanziaria e poca cultura di prodotto e di evoluzione tecnologica. Le innovazioni non venivano più misurate sull’esigenza di creare qualcosa di nuovo per essere sempre un passo avanti, ma suglla base degli indici finanziari che, presumibilimente, avrebbero portato.
La seconda storia è quella di Kodak che, pochi giorni fa, ha presentato istanza di bancarotta.
Sembra quasi paradossale vederlo adesso, ma il colosso dell’immagine aveva inventato la prima fotocamera digitale nel 1975. All’epoca Kodak deteneva il 90% del mercato delle pellicole e l’85% del mercato delle macchine fotografiche. Avrebbe quindi avuto buon gioco nel lanciare una fotocamera digitale e guidare il mercato di sostituzione.
Ma la decisione fu differente: il management, sulla base dell’esperienza passata e della situazione attuale decise di chiudere la nuova fotocamera in un cassetto e perseguire il proprio core business: la pellicola.
A questa prima decisione errata ne sono seguite altre che hanno rapidamente portato Kodak dagli altari alla polvere.
Cosa insegnano queste due case history emblematiche? Che la leadership può sbagliare, anche clamorosamente. Che concentrare il potere delle decisioni nelle mani di poche persone – a volte di una sola – che giudicano sulla base della propria esperienza e dei propri parametri culturali può essere disastroso.
In entrambi i casi le soluzioni erano emerse, l’intelligenza collettiva dell’azienda o, almeno, di una parte di essa, aveva puntato nella direzione giusta solo per essere fermata dalla leadership.

martedì 24 gennaio 2012

COME ANDRANNO I NOSTRI TITOLI IN BORSA?CHIEDILO A TWITTER…


E se le indicazioni migliori per effettuare i movimenti di Borsa arrivassero direttamente dai social media? L'interrogativo, nasce spontaneo dopo un articolo pubblicato qualche giorno fa sul sito che si occupa di Business della Bloomberg , che illustra come   una società specializzata in web analysis di San Francisco -la TopsyLabs –  abbia previsto attraverso l’attenta analisi dei post scritti dalla Netflix  (il gigante americano dei servizi di noleggio di Dvd online)nel luglio 2011 su twitter un crollo imminente delle azioni della società a Wall Street(che poi è realmente avvenuto nel autunno dello stesso anno)   in seguito alla decisione di dividere in due settori l’azienda.
Tale scoperta è divenuta poi un vero e proprio servizio che Topsy ha deciso di proporre ai suoi clienti con lo scopo di aiutare gli investitori a valutare nel breve-medio termine gli andamenti dei titoli in loro possesso.
L’obiettivo dell’azienda di San Francisco è di rendere fruibile a pieno regime questo servizio entro la fine del 2012 grazie anche ad un accordo siglato con Twitter che le permette di accedere integralmente ai post di tutti gli utenti registrati nella piattaforma.
Staremo a vedere cosa succederà anche perché se fossi in Topsy un’occhiatina ai post pubblicati su Facebook  gliela darei che ne dite?

Fonte :ilsole24ore.com

Otino La Palombara
Copywriter e Digital Pr

giovedì 12 gennaio 2012

I GRANDI SUCCESSI TECH & WEB DEL 2011!


Il 2011 non è stato un buon anno per quelle aziende che hanno deciso di dare poca importanza ai new media e alle nuove frontiere della tecnologia.
Abbiamo visto nascere società che hanno rivoluzionato completamente l’industria della fotocamera, le modalità di effettuare i pagamenti, il modo di comunicare e di trovare fondi per le proprie start-up.
Queste novità visti i risultati dei sondaggi effettuati tra novembre e dicembre 2011 hanno ricevuto un  gran consenso tra i consumatori, anche se come ogni cosa che è nuova ha dovuto affrontare delle barriere in entrata da parte di quelle aziende già presenti sul mercato e che cercano di difendere la loro quota di mercato.
Ecco nello specifico alcuni dei servizi innovativi che hanno riscosso più successo nel 2011:

1. FOTOCAMERE: La “mela” che avanza
L’iPhone 4 è la fotocamera più popolare su Flickr, e l’iPhone 4S è già al secondo posto fra icamera phone. Anche se l’iPhone 4 avesse la metà dello share, supererebbe un sacco di fotocamere point-and-shoot visto le sue caratteristiche tecniche ed il gran successo che sta avendo tra i consumer.
2. FUNDRAISING: i tradizionali round di finanziamento stanno scomparendo
Fred Wilson, un notissimo venture capitalist di New York, ha una grande ammirazione per Kickstarter, perché proprio grazie a questo nuovo servizio che  è riuscito a raccogliere soldi per aumetare il business della sua azienda riuscendo ad ottenere  liquidità per oltre 250.000 dollari.
Quindi fondamentalmente Kickstarter visti questi numeri rappresenta  sicuramente un ottimo strumento per lanciare un nuovo prodotto o servizio, fornendo agli imprenditori la liquidità necessaria senza dover rinunciare a quote della loro azienda. Questo perché si rivolge ad un pubblico di enthusiast(manager già presenti in altre aziende), e non di venture capitalist.
3. COLLABORAZIONE: anche le grandi aziende sono saltate sul carro della “social collaboration”
Facebook ha cambiato completamente il modo di comunicare tant’è che stanno prendendo sempre più piede anche nei business plan  delle grandi aziende statunitensi attraverso startup come Yammer, Huddle e Salesforce Chatter.
Un esempio per tutti è stato il valore di mercato attribuito a Box.net che ha superato i 500 milioni di dollari grazie a tutto il buzz generato dall’aggiunta di componenti social alle applicazioni di collaborazione aziendale.
Colossi come Microsoft, Cisco e Oracle sono rimasti al palo, e ora stanno cercando in tutti i modi di colmare il gap con le aziende social oriented  per evitare che i loro clienti fuggano in massa verso queste nuove startup.



4. PAGAMENTI: è arrivato il momento di buttare la carta di credito
Altro Servizi nato nel 2011 è stato Dwolla che permette di collegarsi  direttamente al vostro conto corrente per gestire i pagamenti, invece di utilizzare la “classica” carta di credito.
Square invece ha rilasciato un’applicazione che consente di pagare qualsiasi cosa, senza letteralmente toccare nulla. Bisogna  solo impostare la propria  Card Case sul proprio telefono ed una volta che si va a pagare il prodotto basta che il negozio sia affiliato a Square e la transazione avverrà  automaticamente (basta dire il tuo nome alla cassiera).

Fonte:blog.tagliaerbe.com


OTINO LA PALOMBARA

Copywriter & Digital Pr

sabato 24 dicembre 2011

Il Buon Natale di Pubblimprese


Nel precedente articolo ho parlato delle colpe e dei demeriti della nostra classe dirigente che ha mal governato la nostra Italia dal 1946 ad oggi.
Vorrei citare di nuovo l'argomento per riprendere qualche concetto e spiegarlo in modo più esaustivo.
Attualmente tutti i paesi del mondo vivono questa maledetta crisi chiamata di sistema.
Per certi versi ciò che leggiamo è vero cioè i governi locali delle singole nazioni ben poco possono fare per risolvere o arginare il problema.
Ma qui sorge una riflessione: se c'è brutto tempo e piove a dirotto oppure alla peggio accade un cataclisma, le persone che riescono a salvarsi, eccetto i più fortunati, sono coloro che hanno adottato precauzioni più efficaci.
Per utilizzare un'altra metafora metereologica, non si può pensare di attraversare l'Oceano Atlantico in burrasca con un motoscafo.
I due esempi mi sembravano abbastanza calzanti. L'Italia purtroppo sta affrontando la crisi con una nave discreta ma con un equipaggio molto scarso.
La nave discreta sono gli italiani e tutte le loro attività, iniziative nel campo economico (perchè non dimentichiamo che l'Italia possiede le aziende migliori del mondo), mentre l'equipaggio molto scarso rappresenta tutta la nostra classe dirigente.
Sarò anche ripetitivo ma ci tengo a sottolineare che se adesso il nostro Paese è fragile  e stenta a reagire alla crisi ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.
Torniamo all'Italia, si perchè la pretesa di questo articolo, visto che siamo alla vigilia di Natale, è quella di infondere la speranza ai lettori.
In momenti così difficili bisogna pensare alle nostre cose migliori, siamo un popolo che ha sempre affrontato a testa alta tutti i suoi problemi, dalla guerra, al terrorismo, alla mafia.
Attualmente molta gente perde il posto di lavoro, molti vengono assunti come precari per essere poi licenziati dopo due mesi. Non esiste più la distinzione di classe tra imprenditori e dipendenti, ognuno deve essere responsabile e coscienzioso del lavoro che svolge.
Dico questo perchè troppo spesso si assiste ad una guerra tra poveri, per quanto riguarda l'articolo 18, per le tasse da pagare, per accaparrarsi pochi spicciolo o anche per molto meno.
In questi giorni di giubilo bisogna riflettere ed avere la speranza, non ci manca nulla  a noi italiani per uscire rafforzati da questa crisi.
L'Italia del dopoguerra era lacerata, molti morti, edifici crollati, povertà ovunque, eppure i nostri nonni hanno saputo rimboccarsi le maniche, affrontare il peggio e ricostruire tutto ciò che gli avevano tolto.
Ecco bisogna pensare che ce la faremo e che le piccole e medie aziende, assieme ai loro dipendenti, non devono essere le sole a fare  la propria parte sacrificandosi per tutti.
Con l'auspicio che sotto l'albero ognuno di noi possa trovare ciò che più desidera, auguro a tutti i lettori
un Buon Natale.

La Direzione
Ing. Ivan Di Natale

mercoledì 21 dicembre 2011

La crisi all'italiana


C'è crisi, ovunque, in qualsiasi programma televisivo,  in qualunque giornale non si parla altro che di crisi.
E' vero i dati Istat lo confermano, siamo quasi in recessione, e quindi? Cosa fare? Quali misure anti-crisi adottare?
L'intero mondo occidentale, oggi, si trova a vivere un momento molto negativo.
Dal punto di vista economico, da qualche anno, le grandi potenze mondiali soffrono la concorrenza delle nuove economie orientali, ma di ciò parleremo negli articoli seguenti.
A farne le spese di tutto ciò sono sempre i soliti, il ceto medio della popolazione e naturalmente le fasce meno abbienti o totalmente povere.
Ma con questo articolo Voglio focalizzarmi soprattutto alla crisi italiana o meglio ancora alla crisi all'italiana.
In Italia abbiamo un debito pubblico altissimo, che ci deriva dal oltre settanta anni di mala gestione della Cosa Pubblica.
Abbiamo la classe dirigente più vecchia d'Europa.... Ci sono parlamentari che sono lì dal 1946 anno in cui è stata costituita la Repubblica Italiana! (Gli stipendi e tutti i loro benefit sono pagati dal popolo attraverso le famigerate tasse).
Spese pubbliche a non finire, politici super pagati, dirigenti statali che percepiscono compensi milionari, basti pensare alla buona uscita di Guarguaglini da Finmeccanica : 5,6 milioni di Euro!!! E come se non bastasse la moglie del super amministratore delegato aveva lo stesso ruolo nella Selex altro colosso Statale e società partecipata da Finmeccanica.
 L'intento era di arrivare a questo concetto: il Governo per ridurre il debito pubblico  tassa e continua a tassare il ceto medio, non pensa nemmeno di ridurre il numero di dirigenti statali o quanto meno ridurre i loro enormi compensi!
Non si accorgono che così facendo stanno togliendo solamente respiro agli italiani.
Il popolo non ha più soldi da spendere, l'imprenditore ha la pressione fiscale più alta d'Europa ma con l'efficienza dei servizi pubblici pari a zero.
Tolgono i soldi alle imprese che non possono pagare più i propri dipendenti, mentre politici e super dirigenti statali si abbuffano!
E sì! perchè il punto è proprio questo lo Stato Italiano è troppo forte, possiede troppo.
Ha partecipazioni in società in tutti i settori: Trasporti, spaziale, sanità, televisioni, Radio e chi più ne ha più ne metta!
E guarda caso quasi tutte le società a partecipazione statale con almeno il 30% di proprietà del Ministero del Tesoro presentano sempre bilanci in perdita; basti pensare al caso Alitalia....
per non parlare poi dei beni immobili di proprietà dello Stato: caserme dismesse, capannoni abbandonati, edifici costruiti e mai utilizzati... e continuano però a tassare la popolazione  come se le tasse fossero la panacea di tutti i mali.
E' possibile che nessuno riesce a capire che bisogna ridurre le proprietà dello Stato, siano essi beni Mobili o Immobili.
Sfioro solamente l'argomento dell'evasione fiscale, in Italia l'ammontare evaso è altissimo, ogni tanto fanno delle stime, ma l'importo esatto non è conosciuto.
Il governo sprona la guerra tra poveri, si i contribuenti medi che pagano sempre il conto a fine anno ma nulla fa contro i grandi evasori.. e tutti sappiamo chi sono e dove si trovano, bisognerebbe solo mandare gli esattori a riscuotere.
Se in Italia, nei prossimi anni non ci saranno politiche concrete atte a smaltire i beni statali, a ridurre l'evasione ma quella caratterizzata da grandi importi ed a rendere più efficienti i servizi pubblici, se tutto ciò non avverrà non ci libereremo mai dello spettro della crisi con il peso incombente del nostro debito pubblico.

Autore: Ing. Ivan Di Natale

lunedì 24 ottobre 2011

Industria e design insieme per spiegare il valore del made in Italy al mercato internazionale

Ancora interessanti applicazioni di strategie di comunicazione a dimostrare come lo sviluppo del made-in-Italy sui mercati internazionali può trovare nuove forme di espressione e può offrire alle piccole imprese dotate di innovazione, creatività, tradizione, lo spunto per presentarsi con una luce diversa dalla concorrenza.
Un primo esempio viene da un grande marchio universalmente riconosciuto, come Ferrari; un secondo esempio viene da Società Italia, impresa attiva nel settore della moda e concentrata sul mercato russo.
Indipendentemente da dimensione e notorietà, sono le logiche alla base delle iniziative che sono comuni e che dovrebbero far riflettere sulla capacità delle imprese di attirare l'attenzione, l'interesse, la passione della clientela, sì da sviluppare nuovi modelli di business che "comprendono" l'approccio commerciale ma vanno oltre coniugando eccellenze e momenti di incontro.
Ferrari ha supportato il progetto Cities of Tomorrow, del Royal Institute of British Architects che ha sviluppato un'iniziativa rivolta a studiare e ipotizzare motivi stilistici che possano rappresentare gli ambienti urbani del futuro. Ferrari ha voluto evidenziare la sua eccellenza nel campo dell'ingegneria automotive, proponendo motivi stilistici che si rifanno a elementi e componenti tecnici (dalla produzione stradale al mondo delle corse), con cui influenzare le future strutture architettoniche.
Un approccio decisamente innovativo in termini di comunicazione, che vede articolarsi - dietro alla vetrina (per gli interessati si tratta del Ferrari Store di Londra, esposizione fino al 29 maggio) - un processo di accurata analisi della personalità e del profilo del proprio target, per arrivare a "colpire" il suo gusto, il suo immaginario, il suo potenziale emotivo che possno così esprimersi attorno al prodotto, di per sé certamente valido ma spesso a rischio di omologazione d'offerta o di semplice concorrenza.
Società Italia, di cui abbiamo avuto già modo di parlare su queste pagine, ha sviluppato un altro concept con cui caratterizzare il suo ruolo di mercato e la sua immagine sul mercato d'elezione. Partner della prima edizione della San Petersburg Design Week, in programma dal 25 maggio al 1° giugno, Società Italia si presenta in un contesto molto particolare con una duplice veste, di "addetto ai lavori" con una sfilata sul tema moda bambino e di "portatore di valore italiano" con una conferenza sull'arte del vetro soffiato di Murano.
L'impresa si concentra ancora una volta sulle relazioni culturali fra Italia e Russia, suo mercato d'elezione, cavalcando l'onda lunga dell'anno della lingua e cultura russa in Italia e della lingua e cultura italiana in Russia, sviluppando una sensibilità di mercato che va a supporto e beneficio del sistema di relazioni (e quindi dei contatti) esistente fra i due mercati. Il 1° giugno, peraltro, in Russia si celebra la festa nazionale russa per la difesa dei bambini.
Il progetto è stato patrocinato dal Comitato della Cultura del Governo di San Pietroburgo, dal Consolato Generale d’Italia, dall' ICE-Istituto Nazionale per il Commercio Estero, dall' IIC-Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo.
Dal punto di vista delle logiche di mercato, dietro a questa presenza c'è anche qui uno studio e una valutazione sul target, sugli stakeholders, sul momento di mercato, tale da offrire all'impresa un percorso parallelo rispetto alle tradizionali forme di promozione commerciale e di comunicazione.

I due esempi, apparentemente lontani per settore e per iniziativa, sono accomunati dalla capacità delle imprese di interrogarsi sul loro ruolo rispetto ai mercati in cui vi sono maggiori margini ed occasioni per esprimersi. Dato per scontato che il ruolo di un'impresa è di matrice commerciale, che questa deve gestire efficacemente un conto economico e che deve dotarsi di risorse e strumenti per gestire al meglio le dinamiche di mercato, in un contesto così fortemente strutturato e decisamente appiattito, l'eco d'immagine rispetto a iniziative di particolare e mirato interesse, la connotazione di un brand rispetto a eventi, momenti, luoghi importanti, possono offrire risultati eccellenti.
L'analisi delle condizioni ambientali esistenti attorno all'offerta e alla presenza dell'azienda rimane una strategia cruciale, per lo sviluppo della quale il piano marketing internazionale non sempre viene attrezzato. La stessa scelta di una location all'interno della quale dare evidenza a quei particolari risulta essenziale, perché contribuisce a giustificare e sostenere la scelta di posizionamento nei confronti del target individuato.
Il posizionamento così progettato e realizzato va poi inteso come base operativa per accogliere, seguire e assistere gli utenti, perché questi si possano poi trasformare in clienti e testimonial del valore che l'impresa può esprimere.
Una logica semplice ma decisamente innovativa, rispetto agli standardi tipi di mercato, che ci sentiamo di suggerire a quelle imprese sensibili al rapporto di qualità con il mercato, attente e predisposte a investire su un programma stabile di sviluppo.

Davide Diurisi

MITO Srl Business Development&Consulting

www.mito.org.uk - Mail: management@mito.org.uk

Tel. +39/ 0832/ 33.12.05


lunedì 17 ottobre 2011

Il Fenomeno del Microcredito 7

Le Tipologie di servizi

Il principale servizio che viene offerto originariamente dalle organizzazioni di microcredito è stato il prestito di piccole somme ragione per cui esse sono nate. Successivamente sono nati altri servizi finanziari tra cui il risparmio.
Il Credito: i programmi attuati dalle istituzioni hanno studiato diversi modi per l’erogazione del credito. La principale distinzione deriva dal fatto che i prestiti possono rivolgersi ad un solo individuo oppure ad un gruppo.
Per i prestiti destinati ad individui singoli molto spesso vengono richieste garanzie molto simili a quelle che vengono date agli istituti tradizionali (banche) come ad esempio la proprietà di un immobile e di un terreno di pari importo alla somma di denaro; oppure la garanzia può essere data dalla presenza di un cofirmatario del prestito che promette di restituire l’importo in caso sopraggiungano dei problemi.
Nel caso individuale quindi si cerca quasi sempre una garanzia in quanto il soggetto destinatario non è socialmente responsabile nella sua restituzione come accade invece nei prestiti di gruppo che vedremo successivamente.
La modalità individuale si adatta meglio in ambienti urbani dove, come abbiamo citato sopra, le persone sono più vicine alle istituzioni di micro finanza.
Naturalmente il modello di prestito individuale presenta aspetti positivi e negativi: uno dei vantaggi che se ne può trarre è la flessibilità nella quantità di somme date in prestito (possono variare da piccoli importi ad elevatissimi) e l’altro vantaggio è l’adattabilità delle rate di restituzione alle esigenze del cliente. Uno svantaggio del credito individuale riguarda l’esclusione di fasce di popolazione più povere: chi non possiede nulla non può beneficiare di somme di denaro in prestito in quanto non ha garanzie per la controparte.
La situazione cambia quando invece si tratta di prestiti a gruppi di persone con interessi comuni. La differenza tra le due modalità di erogazione è lampante, mentre nel primo modo è l’individuo a farsi carico della restituzione dell’intero importo, nel secondo caso il gruppo è solidalmente responsabile di fronte l’istituto che ha erogato il prestito.
Il gruppo che chiede un prestito è motivato da un interesse comune come ad esempio l’avvio di una nuova attività agricola, uno dei vantaggi immediati di cui beneficiano gli individui è il superamento della necessità di garanzie reali: tutti sono responsabili della restituzione della somma di denaro, ognuno fa da controllore nei confronti degli altri membri del gruppo e se solo una persona non restituisce la sua parte ciò comporta ,per il futuro, la mancata erogazione di ulteriori prestiti.
Il secondo ed importante vantaggio che gli istituti di micro finanza traggono dal modello di gruppo è l’abbattimento dei costi di transazione e delle asimmetrie informative.
I gruppi si formano in modo autonomo all’interno di una stessa comunità di individui, questo aspetto è molto importante in quanto implica la profonda conoscenza tra membri del gruppo coinvolti nel prestito: l’organizzazione che concede la somma di denaro è esentata dal fare un’accurata ricerca sull’identità delle persone per capire se realmente sono in grado di avviare ad esempio una nuova attività e successivamente restituire il denaro avuto in prestito. Qui ritorna il concetto di responsabilità di gruppo sulla concessione di prestiti futuri, ogni membro prima di chiedere la somma all’istituto fa un’attenta analisi per valutare accuratamente la potenzialità degli altri membri.
Un modello famosissimo di prestito sono i Gruppi Solidali che ha due modalità di attuazione:
nel primo caso il prestito viene fatto a ciascun individuo ma viene garantito dall’intero gruppo, di dimensioni esigue. In questa situazione il gruppo non ha un’autonomia finanziaria ma è l’organizzazione di microfinanza che gestisce tutto e mantiene un rapporto costante con il gruppo. Facciamo un esempio: un gruppo di individui composto da 10 persone chiede un prestito di 100 euro. L’istituto glielo concede ma stabilisce come gestire la somma: ad ogni persona vengono cedute 10 euro ed il gruppo ha una responsabilità solidale nei confronti dei 100 euro da restituire alla banca. Quindi è l’istituzione che stabilisce a priori la somma di 10 euro da erogare a ciascuno, limitando così la gestione finanziaria del gruppo.
Nel secondo caso invece il gruppo, di dimensioni abbastanza grandi, gestisce autonomamente il fondo ricevuto in prestito distribuendolo autonomamente tra i membri. Tornando all’esempio precedente la funzione dell’istituto termina quando cede i 100 euro al gruppo, da quel momento in poi il gruppo stabilisce come ripartire il denaro tra i suoi membri ed assumendo, naturalmente, una responsabilità solidale nei confronti dell’istituzione erogatrice del prestito.
L’idea del prestito di gruppo garantisce l’accesso al credito a molte famiglie bisognose che non rispondono ai requisiti delle banche tradizionali, il gruppo nella sua interezza diventa garante della completa restituzione della somma.
Negli ultimi tempi, osservando come i membri di tali gruppi, collaboravano a realizzare i propri progetti, è nato un nuovo concetto chiamato Capitale Sociale.
L’economia, da sempre, considera due fattori essenziali per la produzione dei beni, vale a dire il capitale fisico ed il capitale umano o meglio denominati rispettivamente i fattori produttivi capitale e lavoro; ultimamente a questi due termini si è affiancato quello di Capitale Sociale ossia di tutte quelle relazioni sociali che si istaurano tra individui e che contribuiscono positivamente all’incremento di produzione.
Questo terzo fattore produttivo comprende tutto l’insieme di relazioni che le persone instaurano lavorando assieme. Un elevato livello di capitale sociale è un punto di forza nella realizzazione di progetti.
Un altro servizio essenziale che le istituzioni di micro finanza erogano è rappresentato dal risparmio (servizio abbastanza recente).
Secondo alcuni studi la propensione al risparmio è molto alta negli individui con redditi esigui in quanto sono indotti ad accumulare denaro per far fronte a periodi di crisi e di carestie.
Per le istituzioni di micro finanza la raccolta di risparmio è una componente molto importante per sviluppare nuovi programmi, infatti aumenta i fondi che poi verranno destinati per la concessioni di nuovi prestiti. In sostanza maggiore è il risparmio effettuato dalle persone presso le organizzazioni maggiore è la quantità di denaro che esse possono cedere per lo sviluppo di nuove attività.
Tutto ciò è dimostrato da un’indagine effettuata dalla Banca Mondiale in cui si evince che le istituzioni che riescono a raggiungere i clienti più poveri sono quelle che riescono a raccogliere maggiore denaro in termini di risparmio.

Il Fenomeno del Microcredito 6

3. Le Istituzioni di micro finanza

La micro finanza è un insieme di servizi che vengono erogati da istituzioni di credito specializzati, quali ad esempio banche, e rivolti soprattutto a persone povere e disagiate. Gli istituti di micro finanza, spesso chiamate banche dei poveri, si propongono di servire quindi fasce di popolazioni meno abbienti che normalmente non possono avere accesso al credito presso Istituti tradizionali (banche) per la mancanza di garanzie da offrire. I servizi di micro finanza intendono soddisfare i bisogni di piccoli commercianti, artigiani, micro imprese prestando loro piccolissime somme di denaro per aprire nuove attività oppure per potenziare quelle già esistenti. Le banche tradizionali che operano nei paesi sviluppati non si avventurano a erogare credito ai più poveri per due motivi: il primo è che li considerano non solvibili per la mancanza appunto di garanzie; il secondo motivo è l’elevato costo che deriverebbe dall’applicazione di un programma di micro finanza rivolto alle popolazioni più indigenti. Un istituto di micro finanza che intende avviare un programma omonimo per prima cosa deve individuare una fascia di popolazione cui rivolgere i servizi che si accinge ad erogare. Due sono i parametri fondamentali che implicano la scelta dei clienti: gli obiettivi del programma e l’effettiva domanda di servizi (criterio fondamentale). Prima di attuare un programma l’istituzione deve necessariamente studiare tutte le variabili che entreranno in gioco, vale a dire: il livello di sviluppo sia delle microimprese da finanziare sia della popolazione che potenzialmente potrebbe richiedere i servizi, il grado di istruzione e la geografia di residenza.
I servizi della micro finanza sono rivolti soprattutto a piccole imprese oppure a piccoli commercianti che producono e/o vendono prodotti agricoli ed artigianali; le caratteristiche importanti di queste piccole attività economiche sono: la gestione familiare, l’utilizzo di semplici tecnologie e il basso capitale investito. Nella fase iniziale di attuazione del programma le istituzioni si rivolgono prevalentemente a quelle microimprese già avviate, che forniscono quindi una maggiore garanzia nella restituzione della somma di denaro prestata; in un secondo momento invece si iniziano ad aiutare tutti coloro che intendono avviare una nuova attività; questa è la fase che richiede un maggiore impegno in quanto creare nuove imprese è più difficile che potenziare quelle già esistenti. Il motivo del maggiore impegno è che la creazione di nuove attività è un’operazione più incisiva dal puto di vista della riduzione della povertà: generando nuove imprese persone che prima erano sprovviste di reddito iniziano a produrre e commerciare e quindi iniziano a percepire piccole somme di denaro.
Ciò che sorprende della micro finanza è che essa riesce ad operare con fasce di popolazione che si collocano appena al di sotto della linea della povertà oppure totalmente sotto di essa con il traguardo ambizioso di risollevare le sorti di queste persone.
Secondo uno studio condotto dall’UNDP ( Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite) , circa il 75% delle persone considerate povere hanno un reddito inferiore al dollaro per giorno e la maggior parte di esse sono donne.
Le donne in termini finanziari sono molto più penalizzate degli uomini, basti pensare che in alcuni paesi del mondo esse non possono essere proprietarie di appezzamenti di terra oppure di una casa o peggio sono escluse dall’eredità. Gli istituti di micro finanza privilegiano come clienti le donne in quanto da evidenze empiriche esse risultano essere più affidabili degli uomini. Questo però non è il solo motivo che spinge i programmi ad essere indirizzati maggiormente al genere femminile, infatti una volta che le donne ricevono formazione e sostegno finanziario per avviare una nuova attività, il guadagno che ne deriva va quasi sempre a beneficio dell’intera famiglia cui fanno parte; a differenza degli uomini che molto spesso quando gestiscono le entrate familiari pensano più a soddisfare i loro bisogni che non a quelli della famiglia.
Un elemento importante che gli istituti di micro finanza valutano prima di attuare un programma è la collocazione geografica dei beneficiari, che viene distinta in contesti urbani e contesti rurali.
Gli ambienti urbani sono caratterizzati da condizioni di vita favorevoli allo sviluppo di attività, le infrastrutture sono in buono stato e consentono ai cittadini una maggiore vicinanza con gli istituti con una conseguente riduzione dei costi di transazione.
Nel contesto rurale invece lo stile di vita è totalmente diverso, le persone vivono in modo isolato a causa di infrastrutture (strade, ponti, ferrovie) quasi inesistenti che non consentono un’adeguata comunicazione tra i cittadini e che allontanano gli individui dagli istituti. Le attività che vengono svolte sono prevalentemente di carattere agricolo e quindi a cadenza stagionale. In questo ambito i prestiti chiesti sono più esigui rispetto a quelli erogati in città ma con un tasso di restituzione leggermente più alto a causa soprattutto della cattiva comunicazione tra le comunità e le istituzioni.

Il Fenomeno del Microcredito 5

I principi della finanza etica

1. Il Credito, in tutte le sue forme è un diritto umano.
Le istituzioni che erogano credito all’insegna dell’eticità non fanno discriminazione alcuna sulla base del sesso, o di altri parametri quali l’etnia o la religione di appartenenza ma soprattutto non considerano il patrimonio come elemento fondamentale per prestare somme di denaro. Così facendo tali istituzioni curano anche gli interessi di persone povere ed emarginate.
Le istituzioni classiche considerano il patrimonio un elemento fondamentale di garanzia per i prestiti escludendo automaticamente tutti coloro che posseggono poco o nulla; le istituzioni etiche invece assumono come garanzie quelle personali, di categoria o comunità finanziando dunque attività che migliorano la condizione umana , sociale ed ambientale e valutando i progetti secondo criteri economici e sociali.

2. L’efficienza è una componente della responsabilità etica
Questo secondo principio intende ribadire che la responsabilità etica non deve essere considerata alla stregua dell’attività di beneficienza.
Gli individui che intendono utilizzare e quindi investire i loro risparmi, assumendosi la responsabilità etica, lo fanno in modo efficiente rendendo la finanza etica un’attività economica vitale.

3. L’arricchimento basato sul solo possesso e sullo scambio di denaro non è legittimo.
E’ fondamentale per la finanza etica non creare profitti da parte degli individui solamente depositando somme di denaro oppure dandolo in prestito per poi richiederlo con tassi d’interesse esorbitanti.
Naturalmente il rendimento del risparmi ed il tasso di interesse che si pratica sul denaro dato in prestito, saranno sicuramente diversi da zero ma per quanto possibile tali parametri devono essere mantenuti a livelli bassissimi.
Questa è una caratteristica fondamentale della finanza etica, gli investitori cercano di far fruttare il loro denaro con attività reali, e non semplicemente depositandoli in banca. E coloro che danno somme di denaro in prestito ad altri per poter realizzare un qualche progetto, lo richiedo indietro a tassi di interesse bassissimi.
Nel secondo capitolo vedremo come le somme di denaro messe a disposizione da istituti etici hanno portato la gente alla realizzazione si attività economiche vere.

4. E’ trasparente
Un altro requisito fondamentale per la finanza etica è la trasparenza.
Questa caratteristica è rivolta soprattutto agli intermediari finanziari, quindi a tutti quegli istituti etici che recuperano risparmio tra gli individui etici ed successivamente investono ed impiegano quel denaro.
Tutti coloro che depositano somme presso questi istituti (che fanno da intermediari) devono essere a conoscenza di tutti i processi e di tutti i meccanismi dell’istituzione finanziaria.
L’intermediario finanziario quindi dovrà curare tutti i canali di comunicazione verso i propri risparmiatori e dovrà dare visibilità di come il denaro depositato è stato investito ed impiegato.

5. Le scelte importanti dell’impresa vedono la partecipazione non solo dei soci ma anche dei risparmiatori.
Tutti gli stakeholders (portatori di interesse) economici dell’impresa devono partecipare democraticamente ai processi decisionali della società. In questo modo si spingono gli azionisti e i risparmiatori ad influenzare la condotta aziendale in soprattutto su temi riguardanti il sociale e l’ambiente.

6. I criteri di riferimento per gli impieghi sono la responsabilità sociale ed ambientale.
La finanza etica instaura rapporti solamente con attività che hanno rispetto della società e dell’ambiente e che contribuiscono allo sviluppo umano. Vengono dunque escluse tutte quelle attività che non rispettano i diritti umani come ad esempio lo sfruttamento minorile o la restrizione delle libertà civili.
Gli investitori etici non impiegherebbero mai le proprie risorse a favore di imprese che producono armi oppure che inquinano fortemente l’ambiente.

7. Adesione globale e coerente da parte del gestore dell’attività.
Quest’ultimo principio si riferisce a quegli attori economici (intermediari, banche imprese) che non applicano i valori della finanza etica in tutte le attività cui si dedicano.
In tal caso essi devono spiegare in modo trasparente quali sono i motivi per cui non tutte le attività rispettano i principi della responsabilità sociale ed ambientale.

Il Fenomeno del Microcredito 4

La “Finanza Etica”

La finanza per definizione è la scienza che si occupa di come i vari soggetti, siano essi individui, imprese, enti pubblici gestiscono i flussi di moneta durante il corso del tempo; ossia essa è quella disciplina che studia le modalità con cui allocare il denaro tra diverse alternative con il fine di massimizzare il soddisfacimento di chi fa la scelta (individuo, impresa ente pubblico).
Analizzando quindi tale definizione si percepisce che chiunque intenda allocare le proprie risorse finanziarie ad esempio, effettuando un investimento, è portato solamente a badare alla propria soddisfazione soprattutto in termini di profitto, basti immaginare gli agenti di borsa che ogni giorno comprano o vendono azioni al fine di creare guadagno per i loro datori di lavoro.
I due termini finanza ed etica leggendoli superficialmente potrebbero sembrare essere in contrapposizione: da una parte l’immagine che la finanza ci ha dato fino ad oggi è quella della speculazione, del passaggio di capitali da una azienda ad un’altra, assumendo quindi un’accezione per così dire negativa; dall’altra parte il termine “etica” ha sempre assunto una connotazione positiva, richiama i veri valori di cui l’uomo ha bisogno per vivere in comunità, porta l’uomo ad agire per il bene comune ecc.
Mettendo i due termini assieme (finanza etica) si vuole indicare il bisogno di riportare la finanza, e tutti gli attori interessati (banche, investitori, aziende, ecc.), alla sua funzione di origine ossia a garantire che le somme di denaro investite concorrano allo sviluppo dell’economia reale e quindi a far nascere nuove attività, alla creazione di nuovi posti di lavoro, a contribuire insomma allo sviluppo della società umana sotto tutti i punti di vista.
Negli ultimi tempi si sta diffondendo sempre più, tra gli attori della finanza, una nuova cultura che guarda verso un investimento dalle caratteristiche etiche, in cui chi investe non ha come scopo solamente la speculazione, ma ambisce a partecipare a società o enti che rispondano a determinati requisiti di responsabilità sociale ed ambientale.
La borsa quindi non viene più considerata alla stregua di un luogo in cui gli individui possono trarre facili guadagni ma inizia ad acquisire un’immagine nuova ossia come uno strumento al servizio dell’economia dove gli investimenti non sono mere speculazioni o manipolazioni individuali.
Inizia così ad instaurarsi un rapporto ed una sinergia tra economia ed etica.
Un contributo fondamentale in questa direzione è stato dato dal premio Nobel Amartya Sen che sostiene la tesi secondo la quale la ricchezza, pur rimanendo un elemento alla base del mercato, ha un’accezione diversa dal benessere, e che alla ricchezza va aggiunta la componente felicità.
Secondo Sen quindi esiste una relazione stretta tra ricchezza e felicità, un individuo semplicemente più ricco di un altro, in termini di moneta, non è sicuramente più felice; al contrario una persona è più felice di una altra quando essa ha raggiunto una qualità della vita migliore dell’altra.
Sen considera la qualità della vita come una variabile algebrica da utilizzare nei calcoli economici per il calcolo della soddisfazione degli individui.
Il mercato può considerarsi tale quando esso non produce solamente ricchezza ma riesce a soddisfare le tutte le attese ed i valori etici di chi ne è partecipe.
I soggetti coinvolti dalla finanza etica attuano il cosiddetto investimento etico che consiste nella scelta e poi nella gestione di azioni, obbligazioni, prestiti secondo criteri etici e criteri di natura sociale, tale pratica viene definita secondo le espressioni di Socially Responsabile Investement (investimento socialmente responsabile) e Ethical Investement (Investimento Etico) utilizzate rispettivamente negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna.
Attraverso l’investimento etico l’individuo seguendo una propria etica attenta alla responsabilità sociale ed ambientale è portato ad acquisire ad esempio azioni di società che rispettino una determinata condotta, non si sognerebbe mai di comprare titoli emessi da uno stato in cui vige una ferrea dittatura oppure di comprare azioni di un’azienda che pratica lo sfruttamento minorile.
La finanza etica si articola in tre livelli: il primo è costituito dalla cosiddetta finanza di devoluzione, ossia una parte di guadagni che vengono devoluti in beneficenza. Questo primo livello è un po’ superficiale in quanto gli investitori non fanno un’attenta analisi delle azioni o titoli da comprare sulla base dell’eticità delle società quotate ma si limitano a fare donazioni.
Il secondo livello di finanza è più profondo in quanto si basa su un atteggiamento propositivo degli azionisti ritenuti socialmente responsabili.
Essi una volta acquisite le azioni delle società presentano mozioni e progetti per indirizzare le iniziative della società stessa verso una maggiore responsabilità sociale ed ambientale.
In tale ambito quindi l’azionista cerca di influenzare le scelte della società affinchè essa agisca secondo un’etica prestabilita, ritorna quindi la caratteristica dell’investitore etico che non guarda solamente ai profitti dell’azienda cui è partecipe ma apporta valori morali nella gestione della stessa.
Per ben comprendere il concetto riporto di seguito due esempi calzanti che riguardano due fondi americani; il primo è il Fondo Calpers, un fondo pensione per gli statali californiani, esso è il primo fondo etico al mondo per dimensioni con un patrimonio di circa 190 milioni di dollari. Il secondo, per dimensioni, è il Fondo dell’ICCR (Interfaith Center for Corporate Responsibility) costituito da molti istituti religiosi di diverse confessioni, attualmente l’ammontare patrimoniale del fondo è di 100 milioni di dollari .
Tali fondi investono le proprie masse monetarie acquistando azioni di società quotate in borsa; così facendo riescono ad influire in maniera determinante alle scelte delle imprese cui sono partecipi, discutendo a volte direttamente con amministratori delegati e presidenti di società soprattutto su temi relativi alle loro scelte in materia di responsabilità sociale ed ambientale.
Naturalmente questi fondi tanto più sono possessori di azioni di una data società quanto più hanno diritto di voto nelle assemblee e quindi contribuiscono in modo determinante sulle direttive da dare poi ai manager.
Il terzo livello di finanza etica è formato da quei fondi che scelgono i titoli investibili in base a criteri di responsabilità sociale ed ambientale.
Questi fondi comprano solamente azioni di società che rispettano codici di responsabilità sociale ed ambientale. Nel mercato finanziario sono sorte società che attribuiscono un punteggio etico a ciascuna delle imprese quotate, in base a questo punteggio i fondi decidono se acquistare o meno le azioni di una determinata società.
Sulla base delle informazioni delle società con punteggio elevato si costruiscono nuovi indici di borsa come il Domini 400 oppure il Footsie Good i quali tengono conto solamente del valore delle azioni di società quotate che agiscono secondo una politica responsabile socialmente.
Quindi i requisiti che un’azienda deve possedere per entrare a far parte di questi nuovi indici sono la condotta sociale impeccabile che implica il secondo requisito ossia quello di possedere un punteggio etico elevato.
Analizzando questi due criteri che permettono l’inclusione di un’impresa in questo gruppo di “eccellenti” ci si rende conto che la finanza etica premia quelle imprese che adottano una strategia aziendale per così dire integrata, all’interno della quale la creazione di profitto e di valore economico, sono associati alla responsabilità sociale ed al rispetto dell’ambiente.
Sostanzialmente questo nuovo approccio scalza il criterio unico della massimizzazione del profitto adottato dalla maggior parte delle società.
Nuovi stakehoders (portatori di interessi) oltre agli azionisti, si presentano davanti alle imprese ovvero la comunità locale, i lavoratori, i fornitori e le generazioni presenti e future influenzate soprattutto dalle decisioni dell’impresa in materia di politiche ambientali.
Coloro che investono eticamente sono pronti a pagare un prezzo in termini di rendimenti attesi in quanto cresce il fattore rischio.
L’investitore etico cede una parte del profitto in cambio della soddisfazione che ottiene dopo aver cercato di indirizzare verso politiche di responsabilità sociale ed ambientale le scelte dell’impresa cui partecipa; per capire basti pensare ad un individuo che acquista azioni di una società con un profitto esiguo e che non segue alcuna condotta di responsabilità sociale, l’investitore se riesce a far attuare all’impresa una politica attenta all’etica ed all’ambiente rimarrà molto più soddisfatto di questo risultato “etico” ottenuto rispetto invece al solo maggiore profitto.
Questo comportamento è molto simile a quello che assume il consumatore che acquista prodotti equosolidali o ecologici. Anche in questo caso le persone sono disposte a pagare un prezzo generalmente superiore, e la differenza di prezzo è il valore concreto che attribuiscono alle caratteristiche etiche ed ambientali dei prodotti.
Per mezzo di tali scelte l’individuo che investe eticamente dimostra di non essere solamente auto interessato, ma di agire secondo altri valori quali ad esempio l’avversione alla disuguaglianza, allo sfruttamento minorile, all’egoismo.
Possiamo affermare che chi investe rispettando un’etica ha una motivazione chiamata auto interesse lungimirante, che forse è la spinta maggiore che egli riceve; in altri termini l’individuo è consapevole che se le imprese oggi non sono attente alla sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo si avranno inevitabilmente, nel corso del tempo, ricadute negative per tutti.
Infine sintetizzando ciò che si è detto si può definire investitore etico chi va oltre che il rendimento delle azioni e vuole conoscere le modalità con cui si realizzano i profitti, la localizzazione della società, vuole verificare come vengono condotti gli affari e se possibile contribuire a migliorare sotto tutti gli aspetti l’azienda cui è partecipe.

Il Fenomeno del Microcredito 3

L’Evoluzione storica dello scambio: dal baratto alla moneta

Il baratto è stato sin dall’inizio della storia umana la prima forma di scambio tra le persone. Esso, presente oggi in alcune comunità primitive, si basa sullo scambio di merce (o servizio) con merce (o servizio).
Tale operazione di scambio tra due individui può avere luogo se esiste una corrispondenza biunivoca in termini di quantità, qualità e tempo.
Il baratto va a buon fine se ciascuna delle parti coinvolte ritiene che il bene o servizio ceduto sia di qualità e quantità dall’individuo desiderate e sia disponibile nel momento in cui tale bene o servizio viene richiesto.
Da sottolineare che la componente temporale in un’operazione di scambio con prodotti deperibili è fondamentale, immaginiamo di scambiare del latte fresco con un kg di mele, se il baratto non avviene subito può darsi che dopo qualche tempo i beni non siano più utilizzabili!
Nella realtà però tali requisiti non sempre sono presenti in queste situazioni ecco che sorgono i primi limiti di questa modalità di scambio.
Gli individui che barattavano qualcosa tra loro compivano la transazione guardandosi negli occhi e stringendosi la mano, e fin qui diciamo che poteva essere tutto ammissibile, ma altri limiti nascevano quando bisognava scambiare beni indivisibili, come ad esempio i capi di bestiame.
Quindi da un lato c’era il limite della disponibilità temporale per i beni deperibili e dall’altro c’era il problema di barattare beni indivisibili (immaginiamo di dover cedere un quarto di bue in cambio di 10 litri di latte).
Questi limiti spinsero alla ricerca di un mezzo di pagamento che fosse accettato da chiunque ne facesse utilizzo, che fosse facilmente divisibile e che conservasse il suo valore nel tempo.
Tale mezzo fu trovato nei metalli preziosi trasformati in monete.
Prima di arrivare alla moneta vera e propria ci sono stati dei processi di evoluzione, infatti la sua adozione non fu il risultato di un’idea oppure di un’intuizione ma fu il termine di un lunghissimo percorso durato moltissimo tempo e che ha coinvolto numerose popolazioni.
All’inizio, per facilitare gli scambi, gli individui iniziarono ad utilizzare una qualsiasi merce; in questa prima fase le merci utilizzate come moneta erano di diverse entità: dapprima erano animali domestici, successivamente presero l’avvento oggetti di varia natura per poi arrivare a metalli poveri fino alla moneta attuale che viene utilizzata dalla maggior parte dei popoli del globo.
I beni destinati a rappresentare la moneta, in passato, avevano dei requisiti fondamentali affinchè il loro utilizzo fosse riconosciuto da tutti: essi erano facilmente cedibili, non erano deperibili, avevano un valore riconosciuto da tutti,ma soprattutto avevano un’utilità economica nel senso che l’individuo che possedeva quella merce come strumento di scambio poteva metterla da parte e utilizzarla a suo piacimento senza che essa perdesse di valore nel tempo.
Attualmente la maggior parte delle popolazioni terrestri utilizza la moneta convenzionale in questo modo non è più indispensabile la corrispondenza qualitativa e quantitativa tra ciò che si dà e ciò che si vuole; né è indispensabile che entrambi dispongano contemporaneamente di quanto serve all’altro (circostanza assai difficile a verificarsi e resa ancora più rara dalla deperibilità dei beni); è sufficiente che il venditore ritenga di ricevere una merce (la moneta, appunto) spendibile in altri scambi quando sia disponibile il bene desiderato e che consideri conveniente l’operazione conclusa.

Ing. Ivan Di Natale

Il Fenomeno del Microcredito 2

L’esperienza delle cosiddette “monete complementari”

La vita economica degli individui si basa sul soddisfacimento dei propri bisogni, primari e secondari, e sulla ricerca di ciò che occorre per poterli soddisfare. L’individuo può vivere in modo isolato, non avendo rapporti economici con altre persone, oppure può vivere all’interno di una comunità facente parte di una grande società.
Nel primo caso egli va alla ricerca di beni o prodotti che possono soddisfare le proprie necessità, se necessario l’individuo apporterà delle modifiche agli stessi per meglio adattarli alla loro funzione.
Nel secondo caso l’uomo, che vive all’interno di una comunità, oltre che produrre o modellare un bene di cui necessita, potrebbe procurarselo dando qualcosa in cambio.
Tale operazione viene definita come uno scambio, esso viene espletato da due persone, ciascuna delle quali cede all’altra un bene o servizio, ricevendo a sua volta dall’altra persona il bene o il servizio desiderato.
Il meccanismo dello scambio è attuabile se sussiste la condizione per la quale l’individuo che cede qualcosa assegna al bene o servizio ceduto un valore inferiore rispetto a ciò che riceve in cambio.
Nella società in cui vivono le persone tutto ciò che serve per soddisfare i propri bisogni, quindi beni, servizi, sono distribuiti in modo capillare tra tutti e affinchè ogni individuo possa appagare le proprie necessità deve compiere un gran numero di scambi, i quali crescono in modo direttamente proporzionale con le dimensioni della popolazione.
Con questa premessa ho voluto sottolineare l’importanza dello scambio nella vita economica degli individui, anzi senza fare alcuna esagerazione si può affermare che esso ne è il fondamento.
Lo scambio può avvenire con diverse modalità ed attraverso l’utilizzo di diversi mezzi distinguendo così tre diversi tipi di economia:
L’economia naturale (Baratto)
L’economia monetaria (Moneta)
L’economa creditizia. (Finanza)
Parliamo di tre diversi tipi di organizzazione economica nella quale il fine di tutti gli individui è sempre lo stesso ossia soddisfare i propri bisogni e necessità in maniera differente.
I tre tipi di organizzazione economica citate sopra rappresentano in ordine cronologico l’evoluzione della vita economica degli individui, partendo da un’economia naturale basata prettamente sul baratto con i suoi limiti, per poi avviarsi verso un’economia basata su una convenzione chiamata moneta, nella quale tutti riconoscono lo stesso valore fino ad arrivare all’economia creditizia basata sui crediti.
Torniamo un attimo con l’attenzione rivolta all’economia attuale, abbiamo detto che essa è basata su di uno strumento convenzionale chiamato moneta; spesso a questa convenzione ne viene affiancata un'altra chiamata valuta “complementare”.
Le monete complementari affiancano l’utilizzo della cosiddetta moneta ufficiale all’interno di una comunità specifica ossia sono per così dire complementari al denaro ufficiale.
La moneti complementari hanno un forte carattere, nel senso che identificano appieno la comunità di individui che ne fa uso, sono accettate volontariamente e non hanno corso legale.
Quindi la moneta complementare è basata su un sistema di accordo tra gli individui che la utilizzano facenti parte di una comunità o di una rete e viene utilizzata per promuovere le attività produttive e quindi gli scambi.
I requisiti per l’utilizzo sono che essa deve poter essere usata nei pagamenti assieme alla moneta ufficiale ed avere un tasso di cambio determinato con la stessa. La principale ed unica funzione delle monete complementari deve essere quella di mezzo di scambio e non quella di accumulo. Questo è il motivo fondamentale per il quale delle volte viene adottata in quanto sprona la comunità a fare sempre più compravendite e quindi ad alimentare l’economia.

Ing. Ivan Di Natale

Il Fenomeno del Microcredito 1

INTRODUZIONE

Nel mondo sono moltissime le persone considerate povere che vivono in condizioni disumane, senza beni di prima necessità, malnutriti e senza un’adeguata istruzione.
Da sempre vi è un grande divario tra i paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo.
Spesso quando si vogliono aiutare le popolazioni della Terra considerate più indigenti si fa loro la carità.
La carità non ha altro effetto se non quello di perpetuare i problemi, togliendo ai poveri lo spirito d’iniziativa. Chi se ne avvantaggia siamo noi, che una volta elargito il nostro aiuto ci sentiamo la coscienza tranquilla e pensiamo di aver fatto il nostro dovere.
Per prendersi cura dei poveri gli stati si sono inondati di enormi apparati burocratici, con tutto un arsenale di regole e procedure. Gran parte del denaro dei contribuenti viene accantonata per finanziare i programmi di assistenza.
Attualmente i cambiamenti nel mondo avvengono a ritmo sempre più accelerato. Ed ogni nuovo cambiamento imprime una scossa sempre più forte alle vecchie idee ed alle vecchie istituzioni. Di queste, molte risulteranno presto inadeguate; ma non tutte si rassegneranno a morire, e lotteranno fino alla fine generando confusione ed impedendo o ritardando la nascita di nuove istituzioni.
In un’economia capitalista i cambiamenti saranno determinati dal mercato, e di conseguenza avranno talvolta ripercussioni nefaste sul piano sociale; d’altra parte si sa che i cambiamenti suscettibili di apportare un maggiore benessere sociale non sempre appaiono desiderabili in un’ottica di mercato.
È su questo nodo che devono intervenire le strutture a vocazione sociale . lo stato e la società civile devono fornire i mezzi finanziari e di altro tipo, che occorrono a queste strutture; e le strutture dovranno investire nei settori appropriati per favorire la realizzazione di obiettivi sociali.
Il microcredito rappresenta la risposta ad un continuo cambiamento cui è soggetto il nostro mondo, esso è un nuovo modo di fare banca dando credito alle popolazioni più povere.
Il fenomeno del microcredito, come vedremo, è l’esempio che la condizione dei più indigenti si può cambiare. L’idea, nata in Bangladesh per opera del prof. Muhammad Yunus, si è espansa in molti altri paesi del mondo promuovendo lo sviluppo economico.
Lo scopo di questo elaborato è quello di analizzare il fenomeno del microcredito e cercare di dimostrare come esso sia una valida pratica per la lotta contro la povertà nel mondo affinchè l’accesso al credito diventi un diritto di tutte le popolazioni del globo.
Il lavoro è articolato in tre capitoli.
Nel primo si parla brevemente del processo storico che ci ha portati all’economia attuale, dal baratto all’utilizzo della moneta, per poi fare delle considerazioni sulla finanza etica e sulle istituzioni che erogano servizi di micro finanza.
Il secondo capitolo è incentrato sulla Grameen Bank ( Banca del Villaggio), dalle sue origini fino ai giorni nostri, spiegando in cosa consiste e su quali idee poggia.
L’ultimo capitolo è dedicato allo sviluppo del microcredito nel mondo con particolare riguardo alle istituzioni italiane che in questi ultimi tempi erogano questo servizio.

Ing. Ivan Di Natale
www.obiettivoqualita.it

martedì 4 ottobre 2011

Guida alla realizzazione di un Business Plan - Parte 12

12) L'offerta dell'azienda
Ammontare del finanziamento
L'offerta dei titoli
Capitalizzazione
Impiego dei fondi
Lo scopo di quest'ultima parte del piano d'impresa è di indicare l'ammontare dei soldi di cui ha bisogno l'azienda, la natura e l'ammontare di titoli che questa può offrire all'investitore, e di fornire una breve indicazione dell'uso che verrà fatto del capitale racimolato. Le linee giuda riportate in questa sezione dovrebbero aiutarti a fare questo.
Ammontare del finanziamento
Riassumere, servendosi delle proiezioni dei flussi di cassa, di quanto denaro necessita l' azienda nei prossimi tre anni per sostenere lo sviluppo e l'espansione del progetto descritto.
Indicare quanto di questo ammontare di denaro sarà coperto dal finanziamento che si sta richiedendo e quanto sarà ottenuto da eventuali prestiti a termine o da altre linee di credito.


L'offerta dei titoli
Descrivere il tipo (titoli ordinari, obbligazioni convertibili, ecc), il prezzo unitario e l'ammontare totale dei titoli da vendere in questa offerta. Nel caso non si trattasse di titoli ordinari, indicare il tasso d'interesse, il periodo di maturazione delle cedole, e le condizioni sottostanti ad una eventuale loro conversione in titoli ordinari.
Mostrare anche la percentuale del capitale societario che passerà in mano agli investitori dopo che l'offerta sarà completata o dopo che saranno stati esercitati tutti i diritti di conversione di eventuali titoli obbligazionari in titoli ordinari.
Capitalizzazione
Attraverso una tabella, presentare il numero di azioni correnti (se ce ne sono) ed il numero di azioni che entreranno in circolazione alla fine del processo di offerta dell'impresa.
Indicare il capitale offerto dal management per finanziare il progetto e mostra l'ammontare delle quote che sarà nelle loro mani al termine dell'operazione di finanziamento.
Indicare anche l'ammontare dei titoli ordinari dell' azienda destinati a riserva legale dopo l'offerta e quanto di questi saranno riservati per eventuali stock option.
Impiego dei fondi
Agli investitori interessa sapere che uso verrà fatto dei loro soldi. Per questo, bisogna descrivere brevemente come l'azienda intenzione di impiegare, ed in quale misura, il capitale ottenuto dal finanziamento.
In particolare, riepilogare, il più dettagliatamente possibile, quanta parte di tale capitale sarà destinata all'attività di ricerca e sviluppo, all'acquisto di beni strumentali, all'attività di marketing e, soprattutto, a quelle attività che sono facilmente liquidabili.


Ing. Ivan Di Natale

P.S. Ricordiamo che è possibile scaricare il documento completo in pdf cliccando sul link sottostante:

http://www.pubblimprese.com/DownloadDettagli.asp?id=50&idcat=4

Guida alla realizzazione di un Business Plan - Parte 11

11) Il piano finanziario

Previsione dei profitti e delle perdite
Proiezioni dei flussi di cassa
Redazione di un bilancio pro-forma
Analisi del punto di pareggio
Controllo dei costi

Il piano finanziario è uno strumento necessario per valutare l'opportunità di un investimento in cui devono essere rappresentate le migliori stime delle operazioni che l'impresa sosterrà in un arco temporale determinato (generalmente si considerano i primi tre anni). Si tratta, quindi, di determinare il valore di tali operazioni in maniera realistica ed attendibile.
Lo scopo del piano finanziario è indicare le potenzialità dell'iniziativa imprenditoriale e la strada per una corretta gestione finanziaria. Per fare questo è di notevole aiuto l'utilizzo di fogli elettronici, attraverso i quali è possibile misurare e comparare, in termini finanziari, le varie alternative ed ipotesi che accompagnano il lancio della tua attività. Non bisogna dimenticare però che l'analisi e la comparazione degli scenari e dei modelli viene spesso messa in primo piano dimenticandosi di quelli che in realtà sono i fattori critici per il successo dell'iniziativa: le persone e l'idea di business.
Per sviluppare un piano finanziario si deve provvedere a formulare quattro operazioni basilari:
A. Previsione dei profitti e delle perdite in un arco di tempo di tre anni.

B. Proiezioni dei flussi di cassa in un arco di tempo di tre anni.

C. Redazione di un bilancio pro-forma nel periodo di start-up, semi-annuale nel primo anno, e alla fine di ciascun anno per i successivi due.

D. Analisi del punto di pareggio che mostri i calcoli che portano alla stima del punto in cui i ricavi eguagliano i costi totali e che serva per tenere sotto costante controllo tale analisi in ogni possibile cambiamento delle ipotesi sottostanti.


Nel caso in cui l'attività sia già in essere e si sta cercando un finanziamento per espanderla, si dovrebbero presentare anche i flussi di ricavo ed i bilanci degli ultimi due/tre anni.
Dopo aver completato la preparazione di queste quattro analisi, indicare brevemente le conclusioni più importanti che si può trarre. Tali conclusioni dovrebbero includere il risultato di cassa massimo, quando sarà realizzato, in quale periodo si raggiungerà il break-even e un flusso di cassa positivo, l'ammontare del debito e di capitale proprio necessario, il livello dei profitti in percentuale rispetto alle vendite, quanto velocemente i debiti sono rimborsati, e così via.
Alla fine, in un'apposita appendice, specificare tutte le assunzioni che stanno alla base del piano finanziario, come le ipotesi che si sono adottate per giustificare il livello delle vendite e il tasso di crescita dell'attività, i periodi di incasso e di pagamento, il bilancio di cassa minimo, il costo dei beni, ecc.
Previsione dei profitti e delle perdite
Le proiezioni dei flussi di ricavo fanno parte della pianificazione per profitto della gestione finanziaria: è cruciale, nelle previsioni di guadagno, il livello delle vendite atteso. I metodi per sviluppare delle corrette previsioni di vendita sono stati descritti nella sezione II di questa guida: in questa sezione, quindi, si dovrà riportare tutti dati che hai ottenuto in quelle analisi.
Una volta in possesso delle previsioni di vendita, bisogna quantificare i costi di produzione (o i costi di funzionamento se si tratta di un'attività di servizio). Bisogna ricordare che il livello di produzione è direttamente correlato al livello delle vendite ipotizzate, per cui i fattori di produzione, ma anche i servizi e la strumentazione necessaria per esercitare una qualsiasi attività, devono essere analizzati e tramutati in numeri. Considerare questi costi a secondo della loro natura, se si tratta di costi fissi o di costi variabili e mostrare l'effetto dei volumi di vendita sulle operazioni di fornitura delle materie prime o dei componenti.
Tra i costi operativi dovrebbero anche essere inclusi i costi di distribuzione, di magazzino e le spese pubblicitarie e di promozione. I costi generali ed amministrativi dovrebbero includere gli stipendi pagati ai manager, le spese di cancelleria e le spese destinate ai commercialisti ed ai legali. Tra i costi operativi vanno anche inclusi gli affitti, i canoni, le indennità accessorie, e così via.
Per essere veramente utili queste proiezioni devono mostrare le stime più realistiche: sia che siano troppo conservative o troppo ottimistiche, in entrambi i casi assumono poco valore come aiuto alla gestione d'impresa.
1. Discussione delle ipotesi : data l'importanza delle proiezioni dei profitti e delle perdite come indicatore della remunerazione dell'investimento di un potenziale finanziatore, è estremamente importante che ogni ipotesi formulata sia giustificata e documentata. Sarebbe utile che ogni ipotesi, poi, specialmente per quanto riguarda le spese generali ed i costi amministrativi, venga formulata come percentuale sul totale dei costi e dei ricavi di vendita.
2. Rischio e sensibilità : Una volta preparati i flussi di ricavi, passa alla sezione X di questa guida e si deve mettere in luce i principali rischi che potrebbero minare le vendite e gli obiettivi di profitto rispetto quelli attesi. Fatto ciò, analizzare la sensibilità dei profitti al verificarsi di tali eventi.
Redazione di un bilancio pro-forma
I bilanci vengono usati per dettagliare l'insieme delle attività necessarie a supportare tutte le operazioni dell'impresa e per mostrare come queste attività devono essere finanziate.
Gli investitori ed i banchieri prestano molta attenzione ai bilanci poiché possono determinare se il rapporto tra debito e capitale proprio, l'ammontare di capitale circolante, l'indice di rotazione dell'inventario, e cosi via, stanno entro limiti accettabili per giustificare sia un primo che un successivo finanziamento.
Preparare un bilancio pro-forma per il periodo di start-up, due con cadenza semestrale per il primo anno di attività ed un bilancio alla fine di ogni anno per i successivi due anni.
Analisi del punto di pareggio
L'analisi del punto di pareggio è un metodo per determinare quel livello di vendite che riesce a coprire tutti i costi. Tali costi includono sia quei costi che variano con il livello di produzione (manodopera, materiali, costi di vendita) sia quei costi che non variano qualunque sia il livello di produzione (impianti, affitti, spese per interessi, ecc).
Il livello di vendite che copre l'insieme di tutti questi costi è il punto di pareggio per il progetto. La conoscenza di questo dato, e la facilità o le difficoltà per raggiungerlo, è molto importante sia per gli investitori che per il management: questo spiega il motivo per cui il livello atteso di vendite che hai previsto sia sufficientemente più alto del livello necessario per ottenere il punto di pareggio, in modo tale che piccole perturbazioni non pregiudichino le performance dell' azienda e, soprattutto, non producano perdite.
Preparare un'analisi del punto di pareggio discutendo come questo varia al variare del livello delle vendite previste.

Controllo dei costi
L' abilità nel raggiungere gli obiettivi di reddito dipenderà in modo critico nel saper gestire e tenere sotto controllo i costi. Per questa ragione, molti investitori vogliono sapere quale sistema di accounting e di controllo dei costi si ha intenzione di adottare per il progetto.
Per questo, il piano finanziario dovrebbe includere una breve descrizione dell'origine di tali costi e del loro sistema di conteggio e di riporto, chi sarà il responsabile del loro conteggio e quali azioni intraprenderà nel caso si verifichi una situazione di sovraccarico dei costi dell'impresa.

Ing. Ivan Di Natale

P.S. Ricordiamo che è possibile scaricare il documento completo in pdf cliccando sul link sottostante:

http://www.pubblimprese.com/DownloadDettagli.asp?id=50&idcat=4


Dati registrati dal 15/04/2011